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Il giorno senza tramonto

Pubblicato da Enzo Cilento su 9 Agosto 2015, 08:46am

Tags: #preghiere

Signore Dio, donaci la pace. Tu che ci hai dato tutto, donaci la pace del riposo, la pace del sabato, del sabato senza sera. Tutto quest’ordine bellissimo di cose molto buone, compiuta la loro funzione, dovrà passare: in esse c’è un mattino e c’è una sera.

Ma il settimo giorno non ha sera né tramonto, perché tu lo hai santificato per essere un giorno eterno. Tu, dopo avere creato senza uscire dal tuo riposo le tue opere meravigliose, nel settimo giorno ti sei riposato, come dice la parola del tuo libro, per preannunciarci che noi pure, dopo le nostre opere, anch’esse per tua grazia molto buone, riposeremo in te, nel sabato della vita eterna.

E anche tu allora riposerai in noi, come ora in noi operi; il tuo riposo allora sarà nostro, come queste nostre opere sono tue.

Tu, o Signore, sempre operi e sempre riposi; non vedi nel tempo, né ti muovi o riposi nel tempo; eppure sei tu che operi ciò che si vede nel tempo, e crei lo stesso tempo e il riposo temporale. (Agostino, Confessioni)

Mi piace e mi affascina questa pagina, mi rapisce: “operare e riposare” sono un tutt’uno, sono già la pace dell’uomo: l’uomo che opera il bene, ha già trovato in esso la sua pace; e pertanto la pratica né potrebbe fare altrimenti; la tua pace opera in noi come riposo, allo stesso modo in cui operi in noi attraverso le nostre opere di pace.

E’ come se si dicesse, in altre parole, che esiste un limite percezionale, umano, tra il bene che è; e l’operare il bene, che è una manifestazione del bene che passa attraverso le nostre opere che compiamo solo dopo aver visto. Perciò saranno beati coloro che crederanno pur senza avere visto: a cui non saranno neppure necessarie le nostre opere. A loro basterà la fede.

E’ per questo d’altronde che l’uomo Cristo opera (anche) in quanto uomo, nel tempo e nello spazio umano, in un tempo e in un posto preciso, perché all’uomo fosse visibile ciò che è, prima ancora dell’uomo, prima di quando questi potesse cogliere; perché il bene è per l’uomo ciò che può cogliere qui e da qualche parte pur essendo molto prima di lui, molto più grande, in nessun posto e in nessun tempo;

dove però, se non fosse visibile in un altro uomo, non sarebbe visto in alcun modo: e al più, sarebbe solo un’idea: oggi diremmo “una ideologia”. Il Verbo quindi deve e (per noi) doveva farsi carne perché si passi dal concetto, alla visibilità; dall’utopia alla storia; mentre chi opera nel tempo, nel bene, che è sempre oltre il limite del fugace e del momentaneo, è già sulla linea dell’eternità, del sabato del riposo che non conosce alba e neppure tramonto.

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