Juvenes come giovani. Lo si torna tutti d’estate: a ciascuno il suo momento di follia. Anche se giovani non lo si è per sempre. E le estati vissute a sedici anni (anche a venticinque, se vuoi), sono diverse da quelle di mezza età. Perché il caldo non conta a vent’anni e i conti tornano ancora. Perché non conti le estati già vissute e quelle che realisticamente ti restano da vivere. Ciò nonostante, pensi che anche la prossima ti tocchi di diritto e per quella programmi tutto ciò che neanche quest’anno hai avuto la forza ed il coraggio di fare. Juvenes ed irresponsabili, insomma, sempre, anche nelle aspettative.
Kaputt come Malaparte, come La Peste e Camus. Certe cose non le legge più nessuno. E tanto mi sembra davvero evidente. Kaputt, appunto!
Luglio, mese terribile in città. A Roma è il più caldo dell’anno. Libri da portare in vacanza: tanti. Quest’anno porto con me un libro di racconti brevi di modo che anche una lunga interruzione non mi fa perdere il filo. La vena è sempre un po’ malinconica (ma no, solo piena di attesa!). La lettura è sempre ostacolata dal fracasso che fanno i vicini, lontanissimi, che preferiscono lo schiamazzo. Io, la libertà dalle molestie.
Mare e montagna.
Le mie malghe d’estate sono ricordi di altezze e di fresco, di quasi incontaminato, di passeggiate e di latte rappreso; di yogurt e di scenari fantastici in vallata. Proprio stanotte ho sognato di stare su di una cima – credo - e di vedere guglie e campanile, un borgo; sono certo, in montagna. Un’ebbrezza infinita.