Un giro alla Porziuncola d’estate, con questo caldo, può non sembrare la migliore delle opzioni. Meglio tener le natiche a bagno in una bella spiaggia assediata da tutto. Eppure, un 2 agosto alla Porziuncola di Assisi è un bel modo di ricordare quello che Francesco chiese: un perdono per tutti coloro che vi si fossero recati (anche in altri luoghi affini, in verità) e che si fossero riconciliati col Padreterno, oltre che con sé stessi insomma; il che poi significa che in definitiva, se uno pensa di poter essere perfetto è meglio che si metta in spalla tutti i suoi limiti e che riparta da quelli; che quella è la sporta con cui deve misurarsi; forse tutta la vita.
Ho atteso questo giorno, personalmente, per motivi che non sto qui a raccontare e forse non si è trattato di un’attesa vana. Mi sembra che un dono mi sia arrivato.
Che mi guardo in faccia con molta onestà e che forse a partire da questa è possibile costruire qualcosa di bello, e magari non da solo. Il mio amico di Assisi non mi tradisce mai. Ora devo fargli visita!
Anche se fa caldo. E anche se Acheronte già bussa alla porta (benedetti colleghi, come si divertono con questa storia! La prossima ondata di piogge la chiameranno Stige e poi chissà cosa dovranno inventare …).
Pensavo a questi luoghi invece stamattina in chiesa e ai miei amici soldati sepolti nei pressi di Rivotorto, inglesi e canadesi soprattutto. E mi dicevo che insomma morire in guerra e poi in un posto così è davvero una bestemmia, per cui chiedere perdono.
Che in un luogo consacrato a quel che sappiamo, dove s’ammansisce pure un lupo, l’uomo-belva non ha vergogna di sparare. E noi, speriamo, di pregare e di operare perché non avvenga mai più.
