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Ricchezze e povertà

Pubblicato da Enzo Cilento su 22 Luglio 2015, 09:56am

Tags: #in vista

L’amore non è mai ideologico e l’ideologia è sempre lontanissima dall’amore: in ogni cosa.

Si tratta di preconcetti, di schemi studiati a tavolino; di sovrastrutture che non vogliono bene all’uomo, che lo schiacciano invece, perché non tengono conto della realtà concreta, ecco.

E’ la vecchia storia della relazione tra il sabato e l’uomo. Amo la sobrietà e la povertà, la capacità di accontentarsi di poco: si tratta di una gran libertà. Eppure, se questa dovesse diventare ciò che impedisce all’uomo di rendersi disponibile alle necessità altrui, alle proprie, quelle primarie, quello stesso valore positivo diventerebbe ideologia, cioè un dover essere che sovrasterebbe l’uomo, anche se a quell’uomo potrebbe esser chiesto davvero la povertà.

E allora che cos’è la povertà se non una libertà dal potere assoluto delle cose, dal loro ricatto e dall’idolatria?

Se possederne diventa la ragione per cui si vive, esse diventano un altro dio e sono quindi idolatriche, ideologiche, sostituiscono l’immagine di Dio e del Vero; come allo stesso modo, se quella povertà assoluta talora dovesse diventare non solo il costume ma il valore in sé, la condizione essenziale ma soprattutto assolutizzante, un divieto assoluto, solo regola; eccola di nuovo far capolino l’ideologia e l’idolatria, dietro l’angolo.

E’ per questo che anche il pauperismo ideologico (non dovete avere nulla, neppure una moneta in tasca), se diventa un surrogato della perfezione rischia di diventare anche un surrogato ed un sostitutivo di Dio. Non è questo che vogliamo.

Le cose non devono possederci – questo sì - e neppure le idee. Possiamo invece fare uso delle cose perché le idee si realizzino, soprattutto quando queste nascono da una volontà di condividere quella che è la nostra ricchezza che, nel caso specifico, è la gioia che ci deriva da quanto abbiamo incontrato e da quella libertà dalle ideologie e dalla dittatura delle cose a cui siamo approdati; persino dall’assolutizzazione di certe nostre intuizioni. Credo che di contro la libertà dei figli di Dio consista proprio nel non valutare mai nulla come un assoluto ma tutto invece in relazione con il Valore al cui servizio mettiamo le nostre convinzioni e le nostre cose.

Credo che in questo consista la vera povertà che è sempre una libertà rispetto a ciò che ci possiede.

E’ povero davvero non solo e non tanto chi non ha nulla, ma chi da nulla è posseduto; e quella povertà, essendo una libertà, è la più grande delle ricchezze, l’unica che se mancasse, ci mancherebbe.

A quella, dico – che si chiami distacco dalle cose o altro – possiamo essere lieti sì, di appartenere.

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B
Vero: “Non possedere nulla” , non indossare i panni di Mazzarò per garantirsi La Roba – per dirla alla Verga maniera (case, terreni, oggetti di valore) “regala”, nel tempo della vita, il gusto di voler semplicemente vivere ciò che si “incontra” (….necessità primarie comprese) e consente spesso di ottenere la “libertà” – anche con sacrificio e/o battaglie più o meno impegnative -; una libertà che appunto deriva dal non essere posseduti e non voler possedere nulla e nessuno, semmai deriva da un vivere senza demonizzare “il cercare/ottenere” le piccole/grandi cose anche attraverso il nostro impegno/lavoro/sano desiderio, (….come detto altre volte sul Blog ricordando L’Essere e l’Avere).<br /> Pensavo comunque a quanto sia più gradevole usare la parola “possesso” associandola a tutte le qualità astratte, alle doti morali e spirituali ed anche all’Amore che gli esseri umani Vivono e Condividono con se stessi e per/con gli Altri.<br /> Come dire che a tavolino ci si può anche sedere – non con Mazzarò, per far schemi o di conto – bensì con la gioia di progettare come mettere “i cuori in una capanna” – un po’ come si legge nel libro “…E venne chiamata due cuori” di Marlo Morgan alla luce di ciò che ha vissuto con “i suoi” aborigeni australiani: esperienza decisamente estrema, tanto da sembrare un sogno, eppur reale, possibile: come dire che lo decidiamo noi liberamente quanto e come essere “ricchi e poveri” nello stesso tempo ed in “pieno possesso”delle facoltà mentali e non solo….
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