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Se ne dimentichi la ragione

Pubblicato da Enzo Cilento su 27 Maggio 2015, 09:01am

Tags: #Lo spirito del viaggio

Com’è nato questo blog? Cosa ci prefiggevamo all’inizio?

Ah me lo chiedo ora, se avverto una certa stanchezza e se mi interrogo sul senso di farne continuare ancora l’esistenza.

“Eutanasia di un amore” – titolava Saviane. E’ forse iniziata l’eutanasia di un grande amore?

Cominciai a servirmene quasi per caso: volevo raccontare e raccontarmi con tutta la storia della mia tortuosa scoperta di Cristo, e di quella libertà. Poi me ne sono servito, anche per dimostrare a “monsignore” quel che pensavo: “lei non mi conosce – gli dissi – e dal momento che mi hanno messo nelle sue mani (“distratte!”), questo ritengo che sia uno strumento adeguato che le offro per farlo”. Insomma, diciamo pure: un uso strumentale.

Non c’è trionfalismo che tenga; anche se le pagine lette ormai sono centomila e anche se i contatti sono stati tanti, qualcuno affezionato alle mie cose, altri curiosi, qualcuno in malafede.

L’ho usato per dire, per spiegarmi, per spiegare e protestare, per pregare, per offrire uno strumento di riflessione ad altri, per far crescere e condividere quello che stavo vivendo. E forse per dimostrare, come dicevo …

Ora, non abbiamo più nulla da dover dimostrare: è questo il punto d’arrivo (EVVIVA!) e ne sono consapevole. E questo amore pieno di rabbia potrebbe anche morire. Né ha senso – mi dico – un diario da condividere con chissà chi, per non sentirmi solo. Soli lo siamo tutti in certo modo a questo mondo, anche se mai del tutto poi.

E se fosse invece il mio modo per parlare con Dio?

Forse mi sono stancato di farlo?

Credo che questa sia la verità: è a lui che intendevo parlare, scrivendo, prima di ogni altra cosa; e convincerlo. Io so parlare e amare scrivendo e parlando, recitando magari.

E allora questo blog? E’ così che mi rendo conto che devo tornare alle ragioni di questo amore (non di quello per il blog) per non perdermi, per non lasciarlo morire.

Di cosa mi sono innamorato, tornando al Vangelo?

Di un’avventura umana e sovrumana che riguardava uno stile di vita: povertà e semplicità, gratuità e disinteresse, rifiuto e persino derisione per la società dei consumi degli sprechi e dei calcoli, dell’ipocrisia. Questo voglio ancora. Nulla di quanto mi possa allontanare da ciò deve trovar posto nella mia vita, in quel che resta, neppure sul blog, se resisterà.

Torno all’origine di quel che ha generato il tutto, in me.

Voglio ancora essere così, modestamente vivere e infischiarmene dei ricatti dei sistemi produttivi ed organizzativi. Mi basta quel che ho.

Ha un peso questo e sono poco più di un viandante, che non vuole mendicare consensi e che non vuole riconoscimenti: costa!

La tentazione di fermarsi la conoscono tutti quelli che in certo modo si consacrano a qualcosa, a qualcuno: poi subentra l’attaccamento alla casa, alla propria stanza, alle cose.

Ancora un po’ e quello alle comodità senza le quali non si può stare e infine ci si scopre a far le cose, avendo perso di vista il senso della propria identità, se non della propria vocazione.

Chi sono? Cosa c’è dietro questo blog? Chi, dietro quest’uomo che è stato peregrinante tra Milano e Napoli, tra religiosi e Seminari? Uno disturbato e impazzito; o uno che si è talmente innamorato di qualcosa e di Qualcuno da volerne imitare e ricreare la Presenza? Cos’è insomma che mi ha fatto innamorare? E’ ancora vivo questo amore? Mi devo una risposta.

Se lo chiedono del resto anche gli uomini e le donne ripensando alla persona amata (un tempo?) che hanno accanto; prima di non riconoscerne più i motivi e le ragioni. Ne hanno amato i modi, il tono della voce, il riso negli occhi, le mani e la bellezza del corpo e di uno sguardo; la generosità e la sfrontatezza; sono stati ammaliati dal cadenzato passo e dalle telefonate alla sera, “buonanotte”; ne hanno amato un ideale incarnato. E’ l’unico modo perché l’amore non muoia o perché se ne riconosca la fine.

E’ l’unico modo in fin dei conti perché non muoia il mio. E’ l’unica ragione per cui può reggere ancora questo povero spazio di blog.

Fino che a che avrà un senso tenerlo in vita, riconoscendolo figlio proprio, nato per amore e per gioia.

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B
Per ragioni che di sicuro non interessano i lettori del Blog, posso lasciar una testimonianza “fresca di verifica” e che può essere Una delle risposte possibili al quesito che ognuno si pone per decidere della “vita” e/o della “morte” di un amore per qualcosa o per qualcuno, di un motivo di vita.<br /> La risposta di cui parlo mi avvicina – credo – a quel “….tornare alle ragioni di questo amore….” e mi riporta, forse non a caso, a quanto avevo scritto nel mio primo intervento sul Blog, prendendo in prestito il titolo di un libro di Susanna Tamaro : <br /> “Và dove ti porta il cuore”.<br /> Intendo dire che se lo “spirito del viaggio” è “Andare dove ci porta il cuore”, pur se attraverso un percorso ad ostacoli (come accade quasi sempre nella vita: nulla di nuovo) e con il supporto della Fede - per chi crede – si giunge quasi inevitabilmente ad una “separazione da” e/o ad “un’unione con” cio (o chi) ci tiene in vita.<br /> Può sembrare fanciullesco un slogan di questo tipo, ma son certa che - "stringi, stringi" - si tratta di ciò che ci da respiro e che non ci allontana da quanto ci interessa veramente. <br /> Continuare ad andare, a viaggiare, a fare, a scrivere e parlare…..a tener in vita un Blog è forse la strada che lo Spirito segue a tempo di battito cardiaco.
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