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La libertà di Caterina

Pubblicato da Enzo Cilento su 26 Aprile 2015, 10:38am

Tags: #preghiere

Quanti padroni hanno coloro che dicono di non riconoscerne alcuno, di non averne!

Quanto volte ce la siamo sentita dire questa massima!

Erano gli anni di lettere all’Università.

Me la ripeto ancora questa frase, ogni tanto; come si fa con le cose vere, anche se scoperte tanti anni fa; e là rimaste, proprio in fondo alla memoria, lascito un po' dei miei studi dell’Alto Medioevo Cristiano (Ambrogio); mentre nondimeno sono costretto a riconoscere e a fare i conti con tutti i miei padroni: le mie abitudini…

Quella di buttarmi giù, la prima.

Qualche giorno fa mi è ritornato in mente così che di qui a poco, tra i cattolici, si sarebbe fatta memoria di Caterina da Siena (29 aprile): eccola qui, una “illetterata” capace di parlare ai potenti, con una sapienza teologica ed umana che lasciava interdetti i suoi contemporanei, e noi....

Mi son fatto tante domande (anche questa è un’abitudine tutta mia).

Mi interrogo sul mito tutto mio (e familiare, generazionale) della cultura. Eccolo insomma uno dei miei padroni: troppo cervello!

Oh: non che non ne scorga il valore ed il bisogno. Solo che…

Sì, vero: Caterina vive altri tempi (+1380): ci mancherebbe! Ed oggi più che mai non avrebbe senso pensare di poter rispondere ad ogni cosa, ai nostri dubbi, che sono i più esigenti tra i nostri interlocutori, con immediata semplicità: insomma, non basta.

Di questo posso dirmi convinto.

Forse le cose sono più semplici, però: tutto qui.

E forse di Dio ne dovrebbe restare uno solo. Gli altri sono divinità minori.

La nostra torre di Babele che voleva essere il simbolo dell’Impero Universale dell’Uomo che parla una sola lingua “comune”, un solo “gigante politico”, e quindi Dio, a suo modo;

la cultura monolitica e monocorde di ogni dittatura del pensiero e della cultura quindi; si scontra con quell’essere poi – per giustizia e punizione - noi stessi dispersi - come ai tempi di Babele - in mille rivoli di lingue differenti invece e di culture pluraliste: mille voci e persino mille carismi, a cui tutti va riconosciuta dignità di esistere, per quello che comunicano, l’uomo: dove nessuno di noi è quindi il signore del mondo, nemmeno nel potere dell’espressione.

Ora - mi viene in testa - una come Caterina mi sembra giusto l’espressione di questa varietà e di questa ricchezza non addomesticabile. A questo pensavo, dunque; a proposito di questa libertà spiazzante di Dio e quindi dell’uomo.

Eppure potremmo dirle “stai zitta. Non hai i numeri per farlo”; allo stesso modo in cui a Gesù Cristo contestavano “sappiamo bene chi è costui; che è il figlio del falegname”.

Chi sono io per giudicare la creatività dello spirito?

Così credette Cimabue tener lo campo (e lo scettro). E invece sarebbe poi arrivato un umile Giotto che disegnava agnellini e non sapeva nient’altro che disegnare, come ci raccontavano quando eravamo bambini.

Nessuno tiene lo scettro di niente e mai nulla è solo sotto il nostro controllo, per fortuna; a nessuno è data la prerogativa assoluta ed eterna del potere, neppure di quello intellettuale.

E’ stato così che stamattina mi sono messo a cercare una preghiera scritta (o ispirata) da Caterina.

E l’ho trovata.

Semplice come la sua formazione.

Esprime quella libertà che mi è sì cara: di una che non riconosce nessun’altra signoria che quella del suo Creatore.

Da tutto il resto è libera senz’altro, al punto da saper parlare da pari a pari a Papi in esilio ad Avignone e cardinali: eccola dunque la libertà dello spirito.

TU SEI IL DIO DELLA MIA VITA

Signore, tu mi hai chiamata ed io sono venuta.

Sei sempre stato capace di consolarmi e di aiutarmi.

Tu sei il solo vero amico

a cui sempre mi sono affidata,

tu che sempre mi hai amata

e che io ho sempre amato.

Tu mi aiuti nelle mie scelte.

Tu sei il Dio che mi fa vivere.

Tu sei Gesù Cristo,

colui che sa guidare gli uomini.

Tu mi hai accolto fin dal giorno della mia nascita,

io sono cresciuta e ti ho seguito,

anche se qualche volta mi sono perduta.

Oggi contemplo il cammino attraverso il quale

tu mi hai fatto scoprire la fede.

Tu mi hai aiutato a rimettermi in questione.

Tu mi fai vivere una vita piena di gioia.

Tu sei il Dio che mi aiuta a riflettere.

Signore, tu sei il Dio della mia vita

(S. Caterina da Siena)

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Semplicitá e libertá<br /> <br /> Uno scopo per la vita<br /> Un motivo per pregare e amare Dio sempre<br /> La giustificazione di tanto fare e dire degli uomini che oscillando tra cuore e ragione puntano a questa meta per una primavera dell'anima <br /> In ogni tempo, per fede e amor di Dio sul sentiero che conduce al traguardo e che rende anche noi autori della nostra semplice e libera Preghiera: il lascia passare per una nuova vita.
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