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Del venditore di colombe e di altre storie

Pubblicato da enzo cilento su 8 Marzo 2015, 18:47pm

Tags: #la storia

Ve lo ricordavate che nel tempio di Gerusalemme in cui Gesù sarebbe entrato con la sua bella frusta di cordicelle intrecciate per scacciare quelli che facevan mercato della fede e dei rituali, c’era anche il venditore di colombe?

La cosa mi è balzata ieri agli occhi, quasi per caso, rileggendo il passo.

Ma come? – mi son detto. E dire che uno, nel venditore di colombe vedrebbe una specie di prestigiatore, di quelli che le tiran fuori dai foulard, le colombre; come i conigli dai cappelli. E che uno che ha le colombe sul balcone di casa dovrebbe essere uno spirito aereo, leggiadro. Letteratura purtroppo: solo questo.

Il nostro venditore di colombe non doveva essere un tipo onestissimo insomma a ben vedere; dal momento che il suddetto fu scacciato insieme a tutti gli altri che stavan lì a caccia di monete, quelle altrui, e di ex-voto in argento e in materiale più o meno prezioso, persino onice ed ametista, viola.

Era un mercante che con le colombe da mandare al macello – sacrificio rituale a buon mercato – ci viveva: immaginiano “benone”.

Un suo avo, il primo della dinastia, uscito di soppiatto dall’arca di Noè dove si era intrufolato senza esservi stato invitato (aveva dormito nella stiva a fianco alle jene e ad una coppia di sciacalli, mentre sulla loro teste pencolava un trampolino per la coppie delle gazze ladre e vanesie), il progenitore del venditore di cui sopra (la casa era dunque stata fondata da qualche millennio) ne aveva sottratte ivi alcune di colombelle timide e bianchicce, appena covate; e aveva cominciato a capire che, considerandole da allora in poi – a diluvio finito - simbolo di pace e di buon auspicio – specie se con l’ulivo o il rosmarino in bocca - sarebbero state un ottimo investimento, un business sacro, come le catenine dei rosari davanti alle basiliche; e poi ancora gli anellini e i magneti da mettere sull’automobile, “Padre Pio, prega per noi”, l’agnello di cioccolata e la colomba pasquale appunto, detto sempre con tutto il rispetto del mondo: ci mancherebbe!

Uno andava al tempio – anche allora - e per pagare ed ingraziarsi il Divino, al momento della questua, più o meno, sapeva che, a buon mercato, due colombelle da mandare al macello le avrebbe trovate senza meno. E si sarebbe salvato alla fine dei tempi, quando un colomba sarebbe comparsa in cielo dopo un’altra alluvione di quelle che non si dimenticano e che avrebbe travolto il mondo, oltre che la solita Maremma, come sempre “maiala”.

Insomma non era di quelli che ammaestrano i merli e che se ne vanno in giro col pappagallino e la scimmietta sulla spalla a raccogliere monetine, facendole raccogliere nel cappellino che la scimmia porge agli astanti, come in quadretto di Dickens. Diciamola tutta. Non era l’uomo che cammina sui pezzi di vetro che cantava De Gregori.

C’è da augurarsi ad ogni modo che l’imputato di cui sopra, che qui chiameremo per comodità Filippo, avesse davvero un figlio che lo faceva dannare – come si mormorava – e che le colombe gliele fregava sottobanco e poi le liberava, quindi non le vendeva.

Il figlio del venditore di colombe in realtà non era un santo neanche lui, perché rubacchiava - lo commentavamo giorni fa con mio padre, che persino San Francesco con suo padre non era stato tanto tenero, tanto da denudarsi in pubblico e da sbattergli sul muso le sue belle vesti di broccato - e far così e rubare al padre insomma non è propriamente aderente al primo dei comandamenti.

A lui piaceva vederle svolazzare le colombelle e non gli dispiaceva neppure di vedere suo padre incazzato – temo - come una bestia, di tanto in tanto.

Questi, per punizione, gli faceva sparire tutti i libri che leggeva di nascosto. Non ne salvò che uno, un’antologia didattica in cui erano “La volpe e l’uva”, “Il gatto con gli stivali”, le favole di Esopo di Fedro, “La gallina coccodè” che Mogol aveva scritto per Battisti e soprattutto “La storia della gabbianella”, “Il gabbiano Jonathan Livingston” e soprattutto “Il cantico delle Creature” che poi avebbero pubblicato nella collana degli Elefantini della Rizzoli.

Lo so che molti diranno “non scherzare coi santi” a proposito di questa storia, ma il fatto è che noi siamo per i diritti di tutti, persino delle colombelle da sacrificio rituale.

E Gesù la pensava come noi, visto il casino fatto nel tempio.

I Corvi, i Dik Dik, i Camaleonti, Gli Animals, Johnn Mayal e persino i vecchi Birds cantano le lodi di questa storia pop da Vangelo, naturalmente a lieto fine.

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