"Per trent'anni camminai alla ricerca di Dio. Quando alla fine di quegli anni aprii gli occhi, mi accorsi che era lui che mi cercava". (Fardonnin Attar, poeta persiano, sec. XIII).
Il problema della ricerca è che questa spesso avviene come su binari diversi, come se ci fosse uno schermo che ci separa da ciò che cerchiamo e da chi ci sta cercando.
Ma per i poeti, aprendo gli occhi, si scopre di essere stati a lungo attesi, seguiti, mai abbandonati.
E' un esodo continuo, uscire da dove siamo rinchiusi, in un lungo sonno, persino in un incubo; per trovarci là dove siamo preceduti; si esce dalla nostra chiusura per entrare tra le braccia di chi sta aspettando che ci si smuova finalmente fuori da sè stessi, verso un Altro.
E' che di frequente sono dentro questo sonno, come nel grembo che mi dà sicurezza, da cui non voglio venir fuori: talora non voglio vivere, voglio restare al sicuro là dentro.
Mentre c'è chi mi sta aspettando. Da qualsiasi parte si vada, terre e promesse.
Bisogna uscire da questo incubo dell'autosufficienza se si vuole vivere, andare.