Emozioni. E reazioni. Forse irrazionali.
Che vengon su dalle viscere e fanno accapponare la pelle.
Per il poeta Heine, “si comincia bruciando libri, e si finisce per bruciare gli uomini”. E poi distruggendo statue e monumenti: come i Buddha su Kabul.
Ma ce lo siamo già detto nei giorni di Charlie: repetita...
Così gli uomini bruciano, arsi vivi, il pilota di Amman: come nella gabbia dei leoni, come e più che in uno spettacolo orripilante del Colosseo, come in kolossal di modesta qualità, raccapriccio per salvare la produzione.
Non si può stare in silenzio, anche se – per non dar loro ragione – ci siamo ripromessi personalmente di non parlarne: mai più. Perché saltate le teste – abituati anche a questo – ora si passa all’arrosto.
Oh sì, certo; si sarà sbagliato a intervenire in Medio Oriente in quel modo (!) e ad alimentare, foraggiare le belve; di certo il modello occidentale, fatto “per escludere” fa scatenare gli istinti beluini. E così ancora: chi più ne ha...
Che siamo un mondo decadente contro cui ha vita facile il fanatismo e la fede degli altri, dei folli: che siamo destinati a scomparire come dice Houllebeque nel suo best seller, per farci rabbrividire e consolare: “ma noi non ci saremo…”.
E’ che io vorrei sentire l’umana pietà e insieme lo sdegno, ma forte, ad alta voce, del mondo intero, sempre, di fronte a qualsiasi forma di violenza selvaggia e un attimo dopo un progetto, “da domani si fa questo”.
E invece siamo rassegnati anche alle carni che bruciano, alle teste che saltano via, alla vendetta, all’intimidazione.
Pensavo, in questi giorni di pioggia e di freddo, a tutti, tutti davvero, quelli che dormono su di un cartone, non hanno casa, non lavoro, non salute, non speranza, non Paese, non organismi internazionali che li difendano, profughi e italiani, sia ben chiaro: che non hanno nulla ma nulla davvero.
E pensavo alla colpa diabolica di governanti che sghignazzano al telefono e che non hanno a cuore il bene di nessuno – figurarsi di quello comune! – di quelli che approfittano del bisogno e delle disgrazie altrui.
Lo giuro – ho tentato anche di pregare perché uno Spirito Santo qualsiasi li illumini – ma non c’è da sperare.
Che certi guadagni come certe indifferenze sono una maledizione, sono una vergogna davanti a Dio e agli uomini. E mi son detto che anche quella di questa povera gente è carne che brucia come quella che l’Is ha messo in gabbia per farci paura.
Che alle gabbie e alla carne che sanguina e che brucia ci siamo abituati. E che sul web può circolare tutto, perché per strada abbiamo visto già tutto. E che Dio volge gli occhi altrove, temo, irrimediabilmente nauseato.
No, non facciamole vedere queste cose ai nostri bambini: gli basti quanto vedono ogni giorno per strada. L’abbandono, carne-incenso inutile che brucia.
