Non è forse la vita di tutti come un "Esodo" continuo: dalle nostre abitudini, dai nostri affetti, dai nostri luoghi di origine, dai nostri piccoli/grandi vizi; alla fine, dalla nostra stessa condizione di esseri viventi, qui ed ora, in carne ed ossa?
E' un esodo faticoso, un continuo partire, e anche un continuo ripartire: daccapo, da dove abbiamo lasciato, da ciò che abbiamo dimenticato e tralasciato, abbandonato a metà dell'opera. Esodo e non "esodati", andati via verso un'altra terra senza dover esser messi a riposo - come dicono i burocrati.
In tutto questo andare (e ritornare) c'è però del bello e dell'entusiamante: mancano i broccoli e i cocomeri della terra d'Egitto, ciò cui si era abituati da sedentari (talora manca persino l'acqua) ma intanto gli scenari che si incontrano sono incredibili e sono una gran sorpresa, anche se non del tutto inattesa (l'abbiamo cercata).
Molti partono come Abramo, perchè chiamati da una voce più o meno interiore, più intima di noi stessi; e alla fine sanno cosa vorrebbero (lo intuiscono), pur non sapendo bene dove andranno.
Abbiamo ripreso su queste pagine il nuovo anno con un vento di novità. Almeno è quello che vorrei. Giungeremo altrove.
Parleremo di luoghi letterari, di pagine scelte; e poi ancora di Luoghi dello Spirito, come si diceva; parleremo di quelle belle iniziative a cui stiamo dando vita (e non solo noi), anche come scuola di scrittura e di teatro, sempre nel segno della sperimentazione.
E' un esodo ogni movimento che non sia solo un avvolgersi su sè stesso. Usciamo e andiamo incontro ad altro che ci piace pensare ci sia stato promesso e suggerito.
Ho ricominciato quest'anno, rileggendo l'Esodo appunto (è quanto sto facendo) aiutato da un buon commento del notissimo Gianfranco Ravasi. E dopo aver avuto la ventura di incontrare e conoscere pagine molto forti, in merito, del professor Luigino Bruni. Mi sembra che tutto ciò mi accompagni in questa nuova direzione: che "ci accompagni"...
Nel contempo riprendo tra le mani "Se questo è un uomo" di Primo Levi, di cui ugualmente riparleremo.
"Se questo è un uomo...": non lo è, colui a cui è impedito di uscire, di muoversi dalla propria prigione e dalla propria cristallizzazione. E' questa la responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri, la grande scommessa. La vita è sempre un venire fuori: da un guscio, da una situazione di stasi e da una palude, da una schiavitù. Così, solo così, si può dire di essere degni dell'umanità di cui siamo esempio e paradigma.
Rileggiamolo l'Esodo, rileggiamo Levi: non si smette mai di imparare. Pensavamo di saper tutto in proposito e invece anche questo non era che un'altra prigione: quella della presunzione. Temo, la peggiore