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Liberamente, da lontanissimo, fieri...

Pubblicato da enzo cilento su 6 Gennaio 2015, 10:47am

Tags: #mater et magistra

La cosa che fece arrabbiare di più l'Erode di turno - "lo turbò" - fu il fatto che quei tre, venuti da così lontano non fossero venuti ad adorare lui e a dargli la sua dose consueta di salamelecchi: in genere così si fa.

E invece quelli, proprio perchè venuti da così lontano, dove evidentemente i costumi son diversi e un viaggio così lungo richiede ben altre motivazioni che non l'ossequio al potere costituito, dissero che erano rivolti altrove.

C'era di che andare su tutte le furie.

A me sembra che questa è la magia dell'esser magi e di una epifania riconosciuta: scoprire che si è liberi anche dagli ossequi alle solite autorità prepotenti che vorrebbero in ogni caso montare sul trono, sul pulpito o dove che sia, al primo posto, ben visibili a tutti. Come quelli nelle sinagoghe.

Ora, la libertà acquisita, donata, cercata, consiste nel non acconsentire a tutto questo: "Monsieur Erode, io non sono qui per te. Ci son segni che mi conducono altrove, un'altra luce, per capirci"

Mi pare sia questa la novità più grande: l'acquisita libertà di spirito. E invece riconosco che la luce magari sia altrove: in una capanna, dove gli onori umani non ci sono punto; dove però scorgo i segni della grande promessa che mi hanno spinto fin qua.

Da lontanissimo siamo arrivati quelli della mia specie, quelli della mia generazione - voglio dirlo - e sempre inseguendo una luce di libertà che ci ha portato un po' a spasso per il mondo in questi anni, con mille sogni, o forse uno solo: quello di esser liberi dall'ossequio ai re di questa terra.

Una volta cresciuto, non mancherà di dire: "Sì, date pure a Cesare quel che è di Cesare (una monetuzza insomma); la vita invece datela a qualcosa che non ha prezzo e che non ha immagini celebrative che la ritraggano su nessuno cosa da mettere in vendita".

E' la dignità che ci viene restituita; ed è questo l'amore che dobbiamo agli altri: restituire a ciascuno la propria, a ciascuno il gusto di riassaporarla.

Io son venuto da lontanissimo, come quei Magi strani ed orientaleggianti: non me ne vergogno affatto. Ma ho sempre seguito qualcosa, una luce, un odore, un istinto, come dire. E di questo si deve essere felici e grati: persino fieri.

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