Ci piacerebbe tanto che invocando e chiamando, qualcuno sempre rispondesse. Io non so se siano i nostri sensi ad essere ormai ottusi - come per una incipiente sordità - o se invece davvero, a volte, non c'è risposta davvero: non immediata. Chi può dirlo?
Sarà che bisognerà scavalcare chissà quali distanze siderali, anni luce e dimensioni sferiche ed inclinate: sarà quel che è. Ad ogni modo, ci pare che la nostra voce giunga in ritardo, troppo distante, così che le risposte che attendiamo sono differite. E questo ci mette malanimo e malinconia.
"Ci sono di quelli che sperimentano profondamente il mistero di una vita di confine. Non stanno mai decisamente di qua o di là. Vivono nella terra di nessuno. Sperimentano l'inquietudine che passa dall'una all'altra parte. La malinconia è l'inquietudine dell'uomo che avverte la vicinanza dell'infinito. Beatitudine e minaccia a un tempo. Il significato dell'uomo sta nell'essere un confine vivente, nel prendere sopra di sè questa vita di confine" - trovo in "Ritratto della Malinconia" (1928) di Romano Guardini. Ma della stessa sorte tratta persino Aristotele; e per tutti, essa è la condizione dell'elezione e dell'intelligenza, mai piena dunque.
E' come tutto ciò che si intuisce a tratti - intermittenza dei nostri sensi - che ci lascia un po' così, malinconici, proiettati e poi ributtati in terra: forse è la stessa esperienza del limite (altri direbbero del "peccato"), per cui siamo gloria e miseria, buone intenzioni e risultati modesti, saltuari, polvere di stelle.
Ora, quelle risposte in differita, quella voce che solo parzialmente ritorna e si coglie, ci manca; e la sua mancanza è insieme tristezza e desiderio.
Ma rinunciarvi non è umano.
Samuele era tra quanti invocavano il suo nome ed Egli rispondeva - dice un salmo.
Egli mentre dormiva nel tempio si sentiva chiamare da questa voce sconosciuta e si alzò per rispondere, senza sapere a chi e come. Poi, fu quella voce stessa a sederglisi a fianco, sul giaciglio, aspettando che lui rispondesse: "ti ascolto". E tutto gli fu più chiaro: "sono qui, anche quando non mi senti"; in fondo gli voleva dire.
E' che anche quando non sentiamo, non siamo abbandonati: è solo un'interruzione sulle solite frequenze.