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Frequenze e polvere di stelle

Pubblicato da enzo cilento su 18 Gennaio 2015, 09:23am

Tags: #in vista

Ci piacerebbe tanto che invocando e chiamando, qualcuno sempre rispondesse. Io non so se siano i nostri sensi ad essere ormai ottusi - come per una incipiente sordità - o se invece davvero, a volte, non c'è risposta davvero: non immediata. Chi può dirlo?

Sarà che bisognerà scavalcare chissà quali distanze siderali, anni luce e dimensioni sferiche ed inclinate: sarà quel che è. Ad ogni modo, ci pare che la nostra voce giunga in ritardo, troppo distante, così che le risposte che attendiamo sono differite. E questo ci mette malanimo e malinconia.

"Ci sono di quelli che sperimentano profondamente il mistero di una vita di confine. Non stanno mai decisamente di qua o di là. Vivono nella terra di nessuno. Sperimentano l'inquietudine che passa dall'una all'altra parte. La malinconia è l'inquietudine dell'uomo che avverte la vicinanza dell'infinito. Beatitudine e minaccia a un tempo. Il significato dell'uomo sta nell'essere un confine vivente, nel prendere sopra di sè questa vita di confine" - trovo in "Ritratto della Malinconia" (1928) di Romano Guardini. Ma della stessa sorte tratta persino Aristotele; e per tutti, essa è la condizione dell'elezione e dell'intelligenza, mai piena dunque.

E' come tutto ciò che si intuisce a tratti - intermittenza dei nostri sensi - che ci lascia un po' così, malinconici, proiettati e poi ributtati in terra: forse è la stessa esperienza del limite (altri direbbero del "peccato"), per cui siamo gloria e miseria, buone intenzioni e risultati modesti, saltuari, polvere di stelle.

Ora, quelle risposte in differita, quella voce che solo parzialmente ritorna e si coglie, ci manca; e la sua mancanza è insieme tristezza e desiderio.

Ma rinunciarvi non è umano.

Samuele era tra quanti invocavano il suo nome ed Egli rispondeva - dice un salmo.

Egli mentre dormiva nel tempio si sentiva chiamare da questa voce sconosciuta e si alzò per rispondere, senza sapere a chi e come. Poi, fu quella voce stessa a sederglisi a fianco, sul giaciglio, aspettando che lui rispondesse: "ti ascolto". E tutto gli fu più chiaro: "sono qui, anche quando non mi senti"; in fondo gli voleva dire.

E' che anche quando non sentiamo, non siamo abbandonati: è solo un'interruzione sulle solite frequenze.

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B
Cosí mi ha fatto un esempio che la riguarda: una sua compagna di liceo quindi &quot;di vecchia data&quot;, sfidando il tempo é sempre rimasta in contatto con lei (immagino anche con un pó di intermittenza dettata piú dagli eventi della vita che dalla volontà di entrambe, suppongo); ed in questo<br /> periodo particolare é come se quel &quot;ti ascolto, sono qui&quot; (che si ricorda nel commento del blog) si é splendidamente concretizzato. La sua compagna di scuola é andata a trovarla piú volte dimostrando che l'intermittenza di comunicazione della vita non ci fa rinunciare a quello che é veramente importante.<br /> Spero che questo accada anche ai nostri figli ai quali non mancheremo di raccontare queste nostre esperienze sperando che siano concime di vita e che li aiutino a mantenere una bella amicizia nata non a caso &quot;facendo gioco di squadra&quot;.
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B
In un certo qual modo, credo di aver affrontato questo argomento ieri mattina al telefono con una donna alle prese con un male difficile e che mi raccontava delle difficoltà del figlio, che io conosco; infatti, in questo momento già complesso per motivi che si possono intuire, il ragazzo lontano dal campo di calcio per un infortunio, non frequenta i suoi amici e lamenta - giustamente - &quot;vuoti di comunicazione&quot; con i suoi compagni di squadra. Quindi sua madre faceva con me delle considerazioni riguardo appunto l'importanza di mantenere i contatti quando si condividono legami importanti ed in questo caso per giunta, in un momento decisamente particolare.
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