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La fatica dell'Amore

Pubblicato da enzo cilento su 18 Novembre 2014, 07:02am

Tags: #in vista

A quest'ora del mattino: "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi sopportare i cattivi.

Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.

Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convertiti e compi le opere di prima".

E' quello che detta Colui che ha le sette stelle nella mano destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro, a Giovanni, perché ne parli "all'angelo della Chiesa che è a Efeso.

Si tratta dell'Apocalisse.

Me ne affascina l'accento posto sulla fatica e sulla perseveranza, sulla sopportazione. E quello del primo amore che mai va abbandonato. Quando il Signore ci chiama, a qualsiasi cosa ci chiami, ci chiama con un nome ben preciso, per un amore ben preciso, per delle nozze, un'unione che sia quella e non altre: "io ti chiamo per questo". E tu dunque sei l'angelo chiamato per assistere a questa incombenza, per prenderti cura di questo e non d'altro.

Poi la vita spesso ce li fa dimenticare i primi amori e a un tratto non sappiamo né perché stiamo sopportando, lottando; né riconosciamo il nostro nome, il nostro amore.

Devo fare il punto, qui ed ora, di questo amore a cui devo tornare, qualora me ne fossi allontanato, facendo memoria precisa del momento in cui mi sono sentito "chiamare per nome"; di quando mi sono davvero innamorato.

A ben pensarci, per quanto mi riguarda, so per certo il quando il come e di cosa ero perdutamente innamorato, soggiogato.

Tornarci mi fa riconoscere a me stesso e al mio amore: non è mai troppo tardi per richiamare in vita ciò per cui siamo chiamati in vita, richiamati anzi dal nostro povero Purgatorio.

E forse solo questo - in fondo - mi ha reso possibile sopportarlo: a lungo.

Al fondo, speravo che sarebbe tornato, il mio amore, il tesoro della mia vita.

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