Piccolo Zaccheo mediorientale, neanche troppo bello, che vuoi vederlo passare quel “fenomeno” di Galilea di cui si parla in giro che sta sconvolgendo tutte le vostre certezze.
Quello ti guarda mentre te ne stai appollaiato sul tuo bell’alberello di sicomoro e ti dice “Vieni giù che mi fermo a casa tua”.
“Eccolo, va a casa dei pubblici peccatori”.
Non avevano capito niente, piccolo Zaccheo che rubacchiavi il giusto e restituivi ai poveri – dici – quanto avevi rubato: chissà, quattro volte di più.
Ogni volta che mi imbatto in te, in questa storia di alberi e di richiami per nome, non posso fare a meno di voltarmi e di sentirmi invitato a venir giù:
“ehi, bellimbusto! Smettila di sbirciare chiamandoti fuori. Io sono qui per stare con te”. E il resto lo si vive ancora; altro che scimmiotti arrampicati sugli alberi, che peccatori e beghine a stracciarsi le vesti. Quel tipo è qui con me, a casa mia, ti piaccia o no.
E io mi godo il sole quassù come una nuova primavera con frutti dolcissimi raccolti ai piedi di un alberello qualunque.