Dunque Lisabetta ha funzionato: riprendo da dove ho interrotto ieri, insomma. E' che - come mi faceva notare un amico - si muore sempre per amore, e non solo da ragazzi, non solo Giulietta e Romeo; ed un amore dove non si sia disposti a morire per l'altro, che amore è?
I miei genitori morirebbero per me; e così qualcuno dei miei amici a tutto tondo che mi hanno dimostrato quanto mi amano nei momenti peggiori: quando neppure capivo, "soffrivo, i miei reni erano trafitti e stavo davanti a Te come una bestia".
Bisogna saper morire per ciò in cui si crede, e quindi anche nelle persone: è la regola prima di ogni grande ideale. E' l'insegnamento del cristianesimo, quello vero e non formale. E' la regola di chi dice "pur non avendo le tue convinzioni, morirei perché tu le potessi esprimere".
C'è chi uccide invece e non muore: questi non ama che sé stesso. Questa è quella che si chiama ideologia, idolatria, nient'altro.
Lisabetta ha funzionato perché funziona sempre quello che va al fondo del cuore umano; chi chiama in campo la nostra immensa dignità, la nobiltà.
Per chi sei pronto a morire?
Io lotto per mantenere viva la memoria, spesso. Lo farei fino a consumarmi: la memoria dei fatti storici che non vanno dimenticati; delle persone belle che ho incrociato; dei maestri che mi hanno cambiato la vita; si può vivere e morire per l'arte e per la dolcezza, per il buon profumo che lasciano le persone.
Mi colpisce sempre, con un po' di malinconia, quella intercessione che si fa talora pregando: "per coloro che sono stati dimenticati e per cui nessuno prega".
E' piena di pietà.
Dovremmo dar la vita perché nessuno lo fosse mai, dimenticato! Nessuno merita l'oblio o di essere passato senza lasciare una traccia.
Come Lisabetta, ci si mette al loro fianco perché non muoiano del tutto.
Ecco...