Forse è vero: valiamo davvero più di cinque passeri, come ci viene ricordato.
Anche se nelle ricerche sul marketing contiamo solo se e per quanto spendiamo. Se non spendi nulla , perché non vuoi e non puoi (talvolta basta la seconda), sei quello che spendi: sei un numero insignificante, uno che non vale niente. E' la legge del consumo.
E' così che ci hanno ridotto: siamo solo dei fruitori, utenti, consumatori. Fosse anche solo di libri di edificazione - come si diceva un tempo con termine ambiguo altrettanto, e un po' mellifluo. Non ti cercano neanche con le offerte delle Paoline: intendo le edizioni...
Ti cercano e ti adescano per questo: puoi starne certo.
E siamo travolti dai messaggi di chi vuol venderci un modo sicuro per essere felici, la parabola e il tablet, la macchina con cui arrivare senza scali su Marte; il viaggio che non dimenticherai mai. Poi pagherai: è tutto in promozione!
Ci piacerebbe tanto chiamarci fuori da questo gioco perverso per sapere a chi sta a cuore davvero la nostra esistenza.
Si fa presto a capire.
Allo sciagurato, a chi non ha i soldi per comprare, alla fine non si rivolge più nessuno; davanti alla baracca non mettono neppure il volantino. Ed hai netta la percezione di quello per cui vali, ora e per loro.
Io valgo invece più di quei poveri cinque passerotti che tira in ballo Gesù Cristo; so che quelli che non chiamano per venderti nulla non sono il listino della mia valutazione. So che valgo più della mia carta di credito, più dell'ultima occasione e della mail dove i prestasoldi ti dicono che puoi cambiare posizione; "che abbiamo scoperto che lei è un buon pagatore": "vuol guadagnare di più? ci pensiamo noi!" Sono i gatto e la volpe della tradizione..
Valiamo tanto invece che di tutto il resto non sentiamo alcun bisogno e a quelli che ce lo rimproverano ribattiamo che il nostro tesoro è in cielo; che anzi il vero piacere è già cominciato, qui sulla terra, dico, senza neppure "passare a miglior vita". Ed quello impagabile di non essere tampinati per continuare ad essere infelici.