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Parlami di te

Pubblicato da enzo cilento su 31 Ottobre 2014, 08:48am

Tags: #in vista

Vorrei scrivere in tutte le lingue del mondo per arrivare a tutti: quando ho qualcosa da dire. Per questo a volte si sceglie di recitare, magari in molta parte, col corpo; o di cantare; di dipingere; di suonare.

Il suono in effetti è più universale della parola, eppure al Principio del Vangelo di Giovanni si parla di Logos che è prima di tutto parola.

Le parole però non sono che suoni significativi, al punto che pregare (lo ricordo sempre), per Agostino, è più un suono, un "motivo", quel bel motivo che ti resta in cuore, che non ripeterne centomila di parole; e Cristo stesso, nel parlare del Padre Nostro, raccomanda che le troppe parole a nulla servono: vallo a dire a noialtri intellettuali e parolai.

E se guardi altrove - penso ai mantra orientali - la parola e la preghiera sono suoni: vedi la ripetizioni di suoni profondi per pregare, dentro e interamente. Vedi che allora esiste una parola universale che è un suono: è il sonitus che fanno le sfere secondo i filosofi antichi (ne fa menzione anche Cicerone) ed è quindi armonia, dentro e fuori di noi: erra l'armonia di questa valle - dice il poeta. Il suono della vita è parola; ed è preghiera. Ecco perché San Francesco e con lui il salmista fa l'elogio di Frate sole e di tutte le creature: la loro voce è la voce del Creato; è un inno di lode.

Pensavo a questo stamani mentre pensavo - leggendo Luca - alle guarigioni e al sabato dei farisei. Una guarigione è sempre frutto di una parola: di un parlare, entrare in relazione come fa Gesù Cristo con l'idropico: "Dico a te".

Sentirsi interpellati "tu, alzati e cammina; va' perché i tuoi peccati ti sono perdonati" è sempre un entrare in relazione e dentro la storia delle persone, quindi accoglierle e comprenderle, farle sentire "dentro" il cuore di chi si rivolge loro avendo a cuore di non escluderne nulla. Si guarisce solo se c'è questa comprensione piena della persona: oggi lo capisce anche la medicina.

Dietro ogni malattia è questa disarmonia - si potrebbe azzardare - è questa rottura tra noi e noi stessi: talora il nostro corpo stesso si ribella a noi. Anche se è soprattutto la guarigione del cuore quella che va presa qui in considerazione: potremmo chiamarla semplificando anche solo alienazione. Non riconoscersi più fa sì che si riconosca se stessi, persino il proprio sistema di difesa, come il nemico da combattere.

C'è solo una parola insomma che guarisce ed è la parola che si rivolge a noi come ad un tu integrale: è di te che mi interessa, a te ed alla tua storia personale sto parlando; sei tu e non altri quello che ascolto. Non è una ricetta, non è una pozione magica, non è un rito miracolistico; guarisce solo la parola rivolta a ciascuno di noi, non una per tutti, ma quella giusta per noi, personalizzata.

A te mi rivolgo, perché non è la formula e neppure la mia gloria quella che mi interessa, a me interessi proprio tu. Raccontami di te, mettiti a nudo senza averne paura. E anche per questo ci vogliono parole, o forse solo musica e suoni, si trattasse anche solo di una nenia o di un'arietta da fischiettare.

E' così che si guarisce: "parlami di te". Come fa un buon medico che ti vuole aiutare: "parliamo di te".

E ti ascolta davvero..

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E spendo energie (come altri fanno piu e meglio di me) perche, a pensarci bene, si passa per il &quot;parlami di te&quot; per costruire il dialogo di fede, di pace e di fratellanza fra i popoli, per alimentare l'amicizia, l'amore, il bene fra i singoli nei luoghi della vita comune. E fino a quando l'uomo sentira la voglia e la necessita di formulare e rispondere a questa richiesta usando parole, ma anche musica,colore, danza e qualsiasi forma d'arte, mi piace pensare che non si spegnera il desiderio di vita e di futuro per il quale darsi da fare.<br /> E vorra dire qualcosa se oggi, a trent'anni di distanza, ancora &quot;parlano&quot; Eduardo de Filippo e il Suo palcoscenico.....<br /> Un uomo ed uno spazio da dove veniva fuori quel &quot;parlami di te&quot; che conciliava il tete a tete con il singolo spettatore con il coinvolgimento di tutto il pubblico seduto in platea.
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Il titolo di questo commento e' per i chiaccheroni (come me) una piacevole provocazione: quel &quot;parlami di te&quot; si sposa perfettamente con la voglia sempre viva di &quot;dire le due parole, fare le quattro chiacchere&quot; che includono nel piacere del raccontare e del raccontarsi, anche il piacere e l'importanza dell'ascolto.<br /> E voglio usare quel modo di dire &quot;Perdersi in chiacchere&quot; per legarlo a quel &quot;parlami di te&quot; giocando di fantasia e a favore dei chiaccheroni...; perche se e' vero che (grazie anche ai potenti mezzi di comunicazione a disposizione) a volte capita di dilungarsi in discorsi inutili con chiunque e ovunque, e' pur vero e possibile che ci si puo perdere nell'altro attraverso le sue parole in uno scambio che ci fa accogliere e valutare il possibile e l'impossibile della vita; quel che si dice potenza delle parole e del dialogo .....<br /> (1) segue
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