Vorrei scrivere in tutte le lingue del mondo per arrivare a tutti: quando ho qualcosa da dire. Per questo a volte si sceglie di recitare, magari in molta parte, col corpo; o di cantare; di dipingere; di suonare.
Il suono in effetti è più universale della parola, eppure al Principio del Vangelo di Giovanni si parla di Logos che è prima di tutto parola.
Le parole però non sono che suoni significativi, al punto che pregare (lo ricordo sempre), per Agostino, è più un suono, un "motivo", quel bel motivo che ti resta in cuore, che non ripeterne centomila di parole; e Cristo stesso, nel parlare del Padre Nostro, raccomanda che le troppe parole a nulla servono: vallo a dire a noialtri intellettuali e parolai.
E se guardi altrove - penso ai mantra orientali - la parola e la preghiera sono suoni: vedi la ripetizioni di suoni profondi per pregare, dentro e interamente. Vedi che allora esiste una parola universale che è un suono: è il sonitus che fanno le sfere secondo i filosofi antichi (ne fa menzione anche Cicerone) ed è quindi armonia, dentro e fuori di noi: erra l'armonia di questa valle - dice il poeta. Il suono della vita è parola; ed è preghiera. Ecco perché San Francesco e con lui il salmista fa l'elogio di Frate sole e di tutte le creature: la loro voce è la voce del Creato; è un inno di lode.
Pensavo a questo stamani mentre pensavo - leggendo Luca - alle guarigioni e al sabato dei farisei. Una guarigione è sempre frutto di una parola: di un parlare, entrare in relazione come fa Gesù Cristo con l'idropico: "Dico a te".
Sentirsi interpellati "tu, alzati e cammina; va' perché i tuoi peccati ti sono perdonati" è sempre un entrare in relazione e dentro la storia delle persone, quindi accoglierle e comprenderle, farle sentire "dentro" il cuore di chi si rivolge loro avendo a cuore di non escluderne nulla. Si guarisce solo se c'è questa comprensione piena della persona: oggi lo capisce anche la medicina.
Dietro ogni malattia è questa disarmonia - si potrebbe azzardare - è questa rottura tra noi e noi stessi: talora il nostro corpo stesso si ribella a noi. Anche se è soprattutto la guarigione del cuore quella che va presa qui in considerazione: potremmo chiamarla semplificando anche solo alienazione. Non riconoscersi più fa sì che si riconosca se stessi, persino il proprio sistema di difesa, come il nemico da combattere.
C'è solo una parola insomma che guarisce ed è la parola che si rivolge a noi come ad un tu integrale: è di te che mi interessa, a te ed alla tua storia personale sto parlando; sei tu e non altri quello che ascolto. Non è una ricetta, non è una pozione magica, non è un rito miracolistico; guarisce solo la parola rivolta a ciascuno di noi, non una per tutti, ma quella giusta per noi, personalizzata.
A te mi rivolgo, perché non è la formula e neppure la mia gloria quella che mi interessa, a me interessi proprio tu. Raccontami di te, mettiti a nudo senza averne paura. E anche per questo ci vogliono parole, o forse solo musica e suoni, si trattasse anche solo di una nenia o di un'arietta da fischiettare.
E' così che si guarisce: "parlami di te". Come fa un buon medico che ti vuole aiutare: "parliamo di te".
E ti ascolta davvero..