I miei fratelli, quelli prossimi, sono quelli che - standomene io in terra un po' ammaccato e pensieroso - si sono fermati e mi hanno un po' accudito, coccolato; anzi, mi hanno rimesso nelle mani di un oste per rifocillarmi e farmi trascorrere la notte al caldo e tranquillo.
Ora, è questa la comunità dei miei fratelli - secondo una lettura rigorosa delle pagine della Buona Novella che mi hanno insegnato. E se questi sono i fratelli miei (tanti li ho rivisti in questi giorni in cui l'ammaccamento non è mancato), una Fraternità dovrebbe esser fatta da costoro. E se casa mia - qualora ne avessi una - fosse il luogo in cui questi fratelli prossimi si possono rivedere e far festa, anche un po' ricoverare, questo sarebbe il luogo della Fraternità. Ogni casa così è il luogo della Fraternità ed ogni luogo contrassegnato da questo spirito è una Comunità di gente che si vuol bene.
Il fatto è che tanti vorrebbero trovarlo un altro fratello prossimo che si prenda cura di lui. Che la famiglia si allarga, come la prossimità. E quella casa diventa una vero e proprio condominio di "prossimi" che non vivono come cellule l'una distinta dall'altra, ma insomma un cuor solo ed un'anima sola: io mi prendo cura di te.
Su questo bisogna costruire e ancora non so da dove cominciare, in termini pratici. So che ci devo pensare un po' su e ci devo riflettere e ci devo pregare, magari...
Ma è questa l'idea che ho in mente.
Di questa idea fan parte tutti gli ammaccati del mondo e tutti quelli presi a calci dai briganti per strada. Ascoltavo per caso una canzone stamattina interpretata da Mannoia e Fossati. Parlava del dai e dai delle meretrici, e di persino quel Padreterno che da così lontano ne avrà pietà e comprensione.
Ecco quella è Fraternità: è proprio una città nuova posta sul monte. Chissà se mai l'abiteremo....