Un bambino è terrorizzato dal buio: "Parlami - implora - così mi passa la paura". Lo racconta Freud in altro contesto, ma mi piace molto parlarne oggi, volendo dire di chi annuncia e di chi ci fa dono d'una parola buona, piena di speranza, nel momento in cui si è paralizzati dal terrore.
E' questa la funzione di un angelo: nient'altro. Egli è uno che nel buio viene a rivelarci qualcosa e a farci una promessa: "non temere"; "passerà la nottata".
Ne parlo ora insomma, non pretestuosamente, ricordando il corteo degli angeli, i Michele i Gabriele i Raffaele, che ricordiamo e che dicono infatti e rivelano, promettono: non altro.
Chiunque ti prometta nel buio di darti una buona ragione per capirlo e per attraversarlo; che dietro l'angolo c'è il senso di questo momento e quindi ti libera dalla tua angoscia; chiunque ti stia dicendo che la tua angustia ha un valore e non è per sempre pur essendo per qualcosa; costui è l'angelo inviato al nostro capezzale, vicino al nostro letto a rassicurare il bambino che siamo: "dai, non avere paura".
Le tenebre si diraderanno - ecco la paura ancestrale di ogni essere vivente - la luce ritornerà; finisce il temporale e i tuoni; finisce il tuo dolore e il tuo incubo; "prendo una candela e faccio un po' di chiarore al tuo fianco".
Senza sentimentalismi, vorrei sapere di essere talora, nel temporale al tuo capezzale, per farti coraggio, come fanno le mamme e le nonne, come fanno i papà, come fanno gli amici, come fanno talora i preti accanto a quelli per i quali questa luce - anche quella terrena - va facendosi fioca.
L'angelo ti dice "Non temere! C'è una luce che ti aspetta in fondo al tunnel".
E gli occhi si chiudono di nuovo, così che in pace subito mi addormento. Lui sì, che al sicuro mi fa riposare...