Esili come certe ispirazioni che non vengono neanche a strapparsi i capelli dalla testa, le idee in quei giorni in cui sarebbe preferibile dunque tacere ed ascoltare.
C'è sempre molto da sentire attorno a noi e dentro, persino quando c'è trambusto.
Stamani mi vedevo davanti, camminando, un tramonto della luna: tornava Leopardi in mente e certi echi, mentre la luna dietro un promontorio, quasi appoggiandovisi, sembrava pronta a rotolare giù per il pendio, biancheggiante come un disco che viene da galassie o stelle un po' più pallide.
Un amico mi scrive in preda alla paura della morte, ai sensi di colpa: Dio mio quanto male che han fatto, questi.
E non sa darsi pace, mentre legge e vede di fosse comuni, di gente ammassata e sepolta viva come un ennesimo, non ultimo Olocausto.
Tu, luna in ciel, dimmi che fai? - mi viene in mente e forse anche a lui - gelida e là mentre il pastore errante, dell'Asia e dell'universo intiero, attraversa la verzura e le strade verso il promontorio da cui ella sta lì, lì per rotolare, "il poeta brillo che prendeva in giro l'universo" - per tornare a Rimbaud.
La luna fugge intanto e svapora, quanto più si avvicina il viandante, come fa la verità e il senso a chi li insegue, esile ispirazione - espiazione forse - che non porta da nessuna parte, temo.
In paese, una processione di Madonne e di santini, una chiesa colma di vesti estive e veli sulle spalle, di litanie rivolte alla luna, la dea che non risponde.
La Madonna era pallida stamani come il disco della luna, allontanandosi all'orizzonte, senza mai rotolare giù, dove siamo noi, a camminare, viandanti e pellegrini esili, appesi a un filo, galleggianti nel nulla, sul promontorio, non lontani da un altro giorno ancora tutto da decifrare.