Il mio testo teatrale è quasi pronto - sono felice - e, dal momento che cade dopo un periodo di silenzio prolungato e forzato (a certe auctoritates morali la cosa non piaceva) è ovvio che dentro ci vorrebbe essere di tutto, il che di per sé non è mai un bene.
Essere vigili invece e sorvegliare l'onda di piena infatti costituisce la prima regola per la buona riuscita di un testo e di qualsiasi lavoro abbia qualche pretesa di artisticità: la ridondanza e l'esorbitanza, la tracimazione del cuore finiscono con il togliere il respiro: a chi legge guarda ascolta.
E allora pian piano si taglia ciò che appesantisce, come si fa nella vita quotidiana del resto: come lo fa la massaia sulla spesa, il capo di famiglia; come chi ad un tratto si rende conto di essersi perduto dietro troppi rivoli appuntamenti, letti occasionali e legami, troppi impegni così poco importanti.
Ma tre anni sono tanti (quasi quattro, invero) e di cose se ne vedon tante in un tempo così, impiegato così e non subito, non sopravvissuto ma cercato: come una vita nuova appunto da inventare.
E di cose ne vorrei raccontare appunto: ne farò altre storie e altri racconti.
Racconterò della superstizione, del formalismo e dell'invidia; di cuori piccoli, ma anche di eroismi, persino di santità, di coraggio: ne ho incontrato, insomma.
Di gente che vive vite diversissime e lontane: di persone in ricerca, di altre accomodatesi sullo scranno della propria pappagorgia, prossimi alla gotta; di molta solidarietà, di molta furbizia, nel paese del Gatto e della Volpe; di chi comanda e di chi disobbedisce...
Gente che si sposa, si separa, si innamora, che stringe legami imprevedibili agli schemi tradizionali; di molti generosi e di tanti meschini.
Ma qui non si poteva di più e anche se ho intitolato il tutto, Strappo Finale, in fondo è solo una lunghissima preghiera notturna e confusa, un po' disperata, in cui un uomo si interroga con tutti i suoi ricordi e il suo poco/tanto sapere su quel che è accade e vive e chiede: Dio ci sei? Ed è appunto in attesa di risposta.
Il resto in fondo è solo magma che produce: domande e domande, domande. A cui troppi rispondono solo con parole....
Magari anch'io.