Tra la giustizia e la profezia, può facilmente montare la rabbia, e credo che questo sia un male da evitare accuratamente.
Mi sembra che a volte le ragioni del nostro cuore siano così forti, la voglia di vedere e di vivere un mondo migliore, più affidabile, dove la politica punti al bene comune; l'arte al bello e alla grandezza dell'uomo; gli uomini di fede a ciò che vale, piuttosto che a ciò che è volatile e formale, apparente (Signori, per carità, un po' di coerenza; un po' più di vangelo!); tanto che a volte mi sembra quasi che l'urgenza di tutto ciò, insieme all'accidia ed allo scoramento, alla fine ci porti a quella rabbia sorda, a quel risentimento contro la realtà, che finisce con l'avvelenarci.
E la profezia diventa risentita, odio.
Una volta si teorizzava invero anche l'odio del mondo, il disprezzo: del mondano, per capire; la lotta a questa dimensione è tipica di certo ambito severamente monastico, è chiaro, forse andato via per sempre.
Ma la "mondanità" intesa come interesse esorbitante per quel che non vale (e cos'è che non vale?) resta a mio avviso un mostro a dieci teste se essa si sostituisse ad altro e costituisse - come in fondo accade - il tesoro per cui lasciare ogni cosa.
Cosa vale infine?
Vale una vita che sia piena di senso - ritengo - che sappia guardare a se stessa come al luogo del mistero, di domande grandi e spesso inevase; di una vita che non sia stordita dietro gli specchietti per le allodole.
"Tutto vanità", dunque".
Forse non tutto (e a qualche vanità si può anche sopravvivere) ma certo molto è il vano che mettiamo nelle nostre giornate come nelle nostre case soffocate dall'horror vacui, piene di gingilli, di vesti, di scarpe e borse, grande metafora meschina di ciò che siamo: vite piene di autoinganni.
Le detesto invero quelle case, così come spero in ogni modo di rifuggire una vita di questo genere.
Le case vanno ripulite dell'inutile, come le nostre esistenze degli orpelli: in questo mi sento figlio di certo pauperismo d'epoca, di certa scuola monastica - magari - non arrabbiata, certo, e neppure inviperita, ma pur sempre volta a quella necessità sentita con forza di non nascondere a se stessa ed agli altri il motivo della sua esistenza:
nata per sgombrare la nostra vita da quanto ci impedisce di respirare a pieni polmoni.
Che è come fare giustizia dello spreco e del grande cuore dell'uomo.