Non può essere! - mi sono detto - guardando le statistiche del mio blog. Non credevo ai miei occhi. E' che bisogna crederci alle cose che si fanno o non farle punto.
E' la regola numero Uno di qualsiasi esistenza; di qualsiasi attività.
La numero due viene di conseguenza: siate contenti delle scelte fatte con convinzione. Le altre lasciatele per strada.
Costruirsi una vita - per quanto è possibile - sulla scorta di quanto si ha nel cuore è dunque il primo dei comandamenti. Ed io, anche parlandone in questi giorni con un amico ritrovato così un attimo per caso, ho rifatto il punto - quasi involontariamente su tutto ciò.
Una casina piccola immersa nel silenzio, lontano dai clamori: uno spazio angusto, null'altro. Mi basta. Mi fa felice.
Il tempo per scrivere studiare ed esserci, laddove posso, col pensiero e nello spirito, con la mia parola, con le cose che sento o che mi sembra di intuire; povere e piccole cose di pessimo gusto - come Gozzano e Moretti - pochi oggetti, qualche libro, una coperta; quasi nulla, come insegna chi sa essere felice;
senza nessuna ansia di prestazione infine; senza nessun inseguimento al benessere economico al glamour alla follia del consumo. Queste cose mi convincono e so che esse sono il Paradiso.
Crederci è la radice del successo (della mia esistenza, intendo).
Nessuna rincorsa alle cose che fuggono, insomma: non al tempo che passa, alle mode e persino ai capricci di un attimo; agli ultimi ritrovati della tecnica come il comfortable absolutely:
che piacere quando ti chiamano da Sky e puoi rispondere: "la Tv? Non la posseggo". Quando arriva il bollettino del canone: "per cosa, scusi?".
Che gioia poter dire: mi riempie di gioia essere felice nel non avere ciò senza cui molti tra voi si sentono infelici...