Il Dio che non si fa vedere da chi lo cerca pur con cuore sincero, educato, sensibile.
E' come una maledizione questa che incontro tra i tanti che pure sono desiderosi di sapere e di vedere, di incontrare: sono uomini sensibili; io parlo di quelli che conosco peraltro: attori e registi, scrittori e pittori, artisti intellettuali; e uomini comuni poi, che fanno tutti i mestieri del mondo.
E non so darmi una spiegazione: perché mai a sapienti profeti a filosofi e studiosi non sia dato di potere incontrare il Dio che pure darebbe ragione della loro vita, della loro ricerca, della propria arte.
E ne incontro ogni giorno, come me, talora disperati, afflitti, caustici, stanchi.
Quest'oggi, parlandone, alla domanda se io credessi; ho risposto che io prego, e che la mia preghiera è come un grido, un'invocazione lacerante a ché mi risponda; perché lanciato un messaggio lassù, qualcuno giunga a sentire questa eco, come cerchi concentrici ed onde nello spazio.
So bene - intuisco - che la mia risposta non sia esauriente. E so anche che talora il mio grido - o quasi sempre - è poco più di una sfida perché questo Dio che chiamo venga qui a discutere con me, con noi, a dirci le ragioni - tutte - che non ci son chiare.
E' una sfida ad esserci: per una volta, a non far finta di non sentire, a non prendersi gioco di noi.
E non nego che mi fa sorridere il pensiero che mi si risponda di non aver usato il numero giusto; e neppure il modello adeguato per mettermici in comunicazione.
Fatto sta che non conosco altri strumenti: e così continuo a premere gli stessi tasti, certo, con il solito vecchio apparecchio che evidentemente non squilla più.