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La sorte dei profeti

Pubblicato da enzo cilento su 24 Giugno 2014, 20:30pm

Tags: #in vista

Il più grande di tutti i doni - ma anche la peggiore delle maledizioni - può dirsi senz'altro quello della profezia. Saper guardare alle cose e coglierne il limite (di ogni cosa perfetta ho visto il limite - dice il salmo) non può dirsi la massima delle comodità, Si diventa scomodi appunto ed invisi a chi si accontenta di come vanno le cose. Qualcuno ci rimette la testa (Giovanni il Battista); molti ci rimettono la carriera ed il successo; molti risultano indigesti all'istituzione. Ma non per questo vale la pena restare zitti: diciamo pure che farlo risulta difficile.

Se ne fa esperienza quotidianamente. Diciamo che a star fuori dal coro si è dei solitari, se non dei rompiscatole.

Eppure sono i rompiscatole a suggerire il futuro; tanto che persino etimologicamente, se costoro annunciano e denunciano il futuro ed i rischi del presente, i rompiscatole quanto meno possono a buona ragione fregiarsi del titoli di angeli, di coloro che annunciano ciò che ha bisogno di essere annunciato, di essere rivisto.

Poi, certo fanno la fine che fanno: dai roghi all'esilio, all'emarginazione.

I rompiscatole denunciano le commistioni e le connivenze con il potere; vedono dietro questa collaborazione il rischio di confondere sacro e profano; ciò che è carisma, pneuma, con ciò che è gestione di un qualche potere, ministero, istituzione umana appunto.

I rompiscatole vedono che non basta una fede pietosa e lacrimosa; le processioni in giro per il paese sotto le finestre dei boss, sindaci in prima fila; vedono che non incide e non è fedele alla sua origine una fede che rinchiude e che si rivolge ai soliti addetti ai lavori, ai pur bravi parrocchiani, sempre quelli, sempre uguali, sempre fratelli ma solo tra loro.

Il rompiscatole vede lo scandalo della ricchezza e del benessere; vede i raggiri e le chiacchiere curiali; vede infine che la sola devozione non cambia il mondo; non tocca e non è esattamente quello che ci racconta il Vangelo.

C'è il pretesco ed il clericale; il carrierista e l'arrampicatore, c'è il giudice e c'è la condanna senza appello, senza misericordia. E infine non si sostituisce alla legge, pur cogliendo che essa è ancora tutta da capire e da interpretare, perché il sabato è per l'uomo e non viceversa.

Si è spesso così da giovani; poi l'empito profetico si spegne. Dovrebbe restare la carità, ma in fondo anche quella è profezia.

Salomè danza sinuosa per ottenere la testa di Giovanni; ed in genere riesce nell'operazione, ma il gusto di aver detto quanto si sentiva in tutta onestà di dire, è impagabile: soprattutto è onesto; soprattutto è doveroso; un atto di generosità.

Chi vuol bene all'uomo, all'amico, persino alla Chiesa, non può esimersi dal rivelare ciò che ha veduto. Anche a costo di essere mandato tra le braccia del boia.

La sua testa arriva su di un bel vassoio, durante il convito: non parla più, eppure messa così dice già abbastanza. Ancora una volta. Come prima di rimetterci la vita, appunto.

La carità non manca al rompiscatole insomma; manca in genere a chi non vuole sentirsi obiettare nulla che non gli aggradi.

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