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Verità vo cercando...

Pubblicato da enzo cilento su 28 Aprile 2014, 09:03am

Tags: #in vista

Tra il "cos'è la verità?" di un Pilato e la verità cercata nelle tenebre di Nicodemo c'è una parentela che in pochi hanno il coraggio di cogliere.

Il dubbio dell'uno non di rado si conclude nello scetticismo amaro dell'altro, che del resto non ha solo il sapore della derisione - come vuole l'esegesi tradizionale - ma più ancora la smorfia della disillusione e del disinganno.

E' vero: la gestione del potere, di fronte al quale la stragrande maggioranza degli uomini è meschina ed infingarda, fa scavare quella smorfia sul viso, inevitabilmente. Metti trenta euro in mano ad uno sciagurato e questi ti vende pure la sorella; ti concede l'appalto che vuoi; la deroga che cercavi e alla fine si dimentica tutti i suoi buoni propositi di onestà e di essere integerrimo, qualsiasi cosa dovesse accadere.

Guardatevi attorno e non mentite a voi stessi.

Lo dice Pilato; lo può dire chiunque tra noi. Concorsi truccati e lauree regalate. Io da giornalista ho assistito a corruzioni evidenti: dammi questo ed io ti faccio giornalista col numero di articoli richiesti dall'Ordine per diventare Pubblicista.

Qual è dunque la verità?

Pilato ha ragione - per molti versi - "ecce homo". E il suo ghigno è una tenebra, un velo di incredulità amareggiata e alla fine compiaciuta "nessuno è in fondo migliore di me...".

Mi ricordo ancora a tal proposito del discorso di Bettino Craxi alle Camere dopo che gli era stata mossa l'accusa di finanziamento illecito ai partiti: "così fan tutti".

E Craxi aveva ragione: ghigno amaro, come quello di Pilato.

Nicodemo, nelle tenebre (e le tenebre sono quelle scoperte da Pilato), la chiede una verità che sia diversa, perché vede che c'è un uomo che non è come gli altri: promette (poco) e fa (molto di più).

Eppure la paura di restare gabbati resta, perché di falsi profeti e di falsi salvatori ne son piene le fosse e le sette di ogni tempo: "chi ci dice che sei tu quello che stiamo aspettando?", ammettendo oltretutto che qualcuno lo si stia ancora aspettando...

Ora vedo che il tuo modo di fare, ciò che sembra miracolosamente cambiato, depone a tuo favore, a favore della tua veridicità e della tua autorevolezza, ma molti ci hanno tradito: molti uomini politici - dopo aver sventolato la bandiera della legalità - li abbiamo trovati con le dita nella marmellata. Vorrei credere ma ne ho timore.

Questa enorme diffidenza e questo grande bisogno di prestar fede da parte di ciascuno di noi sono così vere e radicate, eppure così continuamente alimentate e poi deluse, che questi ghigni e queste ricerche diffidenti e circospette ci descrivono tutti, a parte i semplici, i corrotti, gli stupidi.

Dei primi, quasi non v'è più traccia e non è vero che vivano bene: sono agnelli in mezzo ai lupi: finiscono col fare una brutta fine.

Dei secondi, son piene non solo le fosse ma tutte le stanze dove si decide di te e di me, dove si finge di credere e di agire di conseguenza; ma dove anche la fiducia è solo un rischio molto ben calcolato: sulla pelle altrui.

Gli ultimi sono quelli che vedono tutto il male e tutto il bene di questo mondo e o pretendono di aver capito tutto o che invece non ci sia niente da capire.

C'è da capire invece che la verità o è un sorriso amaro o un desiderio struggente che cerchi nella notte: e che non è detto che tu riesca a vedere. Non per sempre.

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