La mia fede è fatta di curiosità e di voglia di sapere: mi è noto; necessito continuamente di confrontarmi: assetato.
Ho sempre paura invece quando mi trovo di fronte a coloro i quali non sono costituiti di nessuna curiosità, solo di una benessere abitudinario.
Ed è questo il motivo che talora mi spinge a guardare con curiosità a chi ha dedicato tutta la propria vita a cercare: lo ripeterò fino alla noia. Signore, ti cerco, perché in altri modi mi annoierei.
Eppure, io credo che anche tra i credenti questo vada incentivato: cercate! Nessuno deve esser lasciato nel proprio sonno intellettuale; nessuno del resto può dirsi sicuro in un nessun luogo dove nulla lo interpella.
E' quello che ho provato anche poche ore fa, standomene in una normale sala parrocchiale.
Cristo per me è una scommessa ed un interrogativo stimolante per tutta la mia esistenza. Come potermi conciliare con chi lo vive solo come un addomesticatore della propria intelligenza?
Sono scappato pertanto - neppur certo di essere dalla parte della ragione - ma certo di non essere me stesso in questa situazione e in questo contesto. La mia natura intellettiva si ribellava: non c'era nulla di me in quanto stavo subendo.
Una tortura, quasi, una via del dolore; una incomprensione ed una solitudine come da tempo non ne provavo. Qualcuno la chiamerà tentazione; anche se la tentazione più grande è quella di far finta di niente. Mi sono sentito a disagio.
E - lo confesso - capisco come spesso certe vacuità che non si interrogano possano mettere fuori gioco chiunque si accosti a noi e trovi solo un club di amici che parlano da compagnucci della parrocchietta.
Si parlava di un ritiro da fare in parrocchia, alberghi e pullman, cibo da masticare; e mi sono sentito fuori luogo - lo dico senza paura: cosa potrò raccontare?
Cosa ci diremo? Cosa stiamo cercando, ammesso che stiamo ancora cercando? Non voglio entrare in nessun circolo ricreativo e nessun dopolavoro; non è questo che cerco quando penso al mio Dio, anche se so bene che Egli può essere (e deve esserlo) dappertutto: ma in un modo diverso - mi dico - con un altro cuore.
Senza mediocrità, senza accontentarsi della mediocrità (lo diceva Paolo VI prima di me): scegliere Cristo è scegliere un respiro più ampio, in cui la mediocrità va aiutata a sollevarsi non ad impigrirsi né va a tutti i costi legittimata.
Cosa farò mai io in una parrocchia, in un mondo impigrito; cosa c'entro io?
E' così che me ne sono scappato: "scappato", letteralmente: perché questa dimensione non mi basta, come non basta più a nessuno, laddove i luoghi per la distrazione e la ricreazione oggi sono ben altri e non c'è bisogno del locale di una sacrestia per fare gruppo, per non annoiarsi.
E allora sono fuggito via, sgattaiolando, tornato alla luce, al sole, a guardare in faccia gente normale che ha percorsi meno preconfezionati, meno risposte senza domande reali; gente curiosa, perché a me non c'è nulla dell'umano (e del divino) che non incuriosisca: persino la mediocrità e l'ipnosi; pensate!.
Sono venuto al mondo per lottare contro il non senso e il sopravviversi.
Sono curioso di Cristo e della sua Novella che rende nuova tutta la vita: che non può accettare che l'uomo diventi questa povera creatura che si nasconde dietro il suo totem.
E' come una preghiera, la mia, adesso, ora che sono a casa in silenzio; e chiedo davvero cosa mi si chieda di fare; dove operare e come.
Sento un fuoco grande ed un cuore che ribolle. A cui nessun surrogato può garantire la felicità.
E' da qui che occorre ricominciare.