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Fulgenzio e il re dei Visigoti

Pubblicato da enzo cilento su 11 Gennaio 2014, 18:29pm

Tags: #I PADRI

Ci sono nomi che sono tutto un programma (su questo, per inciso, mi è anche capitato di scrivere e mettere in scena, qualche anno fa, una pièce teatrale).

Nella fattispecie mi piace riandare al nome del re africano dei Visigoti, tale Trasamondo (di nome e di fatto dunque) che, ariano, fu davvero uno da far tremare le vene ai polsi per i modi e la perentorietà di certe decisioni, la fulmineità.

Siamo dunque nel VI secolo, nella provincia romana, Bizacena, dell'Africa settentrionale, dove questo ariano dal nome roboante aveva imposto appunto che non venisse eletto - pena ritorsioni - alcun vescovo cattolico nel territorio di suo competenza (Trasimondo si dielltava peraltro anche di teologia: sono i più perniciosi!).

Non proprio un Erode, certo - almeno, questo non risulta - di certo uno che sia chiama Trasamondo e che fa tremare però solo sentendone pronunciare il nome; così che non tardò a farsi rispettare, quando i cattolici e i vescovi locali pensarono di trasgredire siffatto divieto e di eleggere tra gli altri un dotto e mite umanista che, oltretutto, mai avrebbe pensato ad un esito del genere per la sua vita, visto che semmai - a conversione avvenuta - aveva cercato la solitudine dell'eremo e la sequela dei padri del deserto, quelli egiziaci.

Non andò così.

Rimasto turbato al punto da cambiare totalmente direzione alla sua vita dopo la lettura del Commento di Agostino al salmo 36, il nostro Fulgenzio (è di lui che stiamo parlando) volentieri avrebbe continuato in solitudine i suoi studi e la sua ricerca - si diceva - che peraltro ha prodotto pagine bellissime riportate ancora oggi tra le letture "ufficiali" dei nostri breviari, a firma "Fulgenzio, vescovo di Ruspe", così suasivo nei toni, così profondo oltretutto da spingere alle lacrime il vescovo di Cartagine che lo aveva sentito parlare nella basilica di Furnos.

Ruspe, però, la sede designata per lui nonostante il veto di Trasamondo che tremare il mondo fa, non lo vide subito alla sua guida, dal momento che il visigoto roboante pensò bene di mandarlo in esilio con altri 59 colleghi in Sardegna, non appena venne a conoscenza della elezione di Fulgenzio sulla cattedra di Ruspe, esilio che durò per una decina di anni.

Autore di alcuni trattati teologici che sarebbero divenuti celebri, Fulgenzio - una volta a Ruspe - pensò bene di reggerla sullo stile monastico.

Presso la Chiesa cattedrale aveva infatti eretto un nuovo monastero, nel quale egli stesso viveva poveramente, dedicando gran parte del suo tempo alla preghiera corale e alla composizione di opere dottrinali e pastorali, mentre devolveva tutte le sue entrate ai poveri, cui distribuì tutto quel che aveva anche in punto di morte, il 1° gennaio del 532, a sessantacinque anni di età.

Ancora una volta, il Trasimondo di turno non ebbe ragione né l'ebbe l'inclinazione del mite Fulgenzio chiamato ad esser vescovo, lui che avrebbe scelto ben altra solitudine e nascondimento: così vanno le cose; così pare che agisca Dio nei suoi disegni, ovviamente imperscrutabili.

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