Cosa fai stasera? Aspetto questo nuovo anno come accade in tutto il mondo. Non c’è da vergognarsene.
E cosa aspetti, di grazia? Aspetto che il mondo migliori e che questo anno nuovo sia davvero diverso da quelli precedenti. Il nostro almanacco ci rassicura in tal senso: anche le proiezioni degli esperti… Vedrai che il mondo cambierà – come cantava Morandi quarant’anni fa…
E’ questo più o meno il tono di una della più celebri delle Operette Morali di Leopardi. Il povero venditore di almanacchi è uno che vende frottole e gagliardetti di speranza ingenua a buon mercato: un po’ come il vecchio calendario di frate Indovino – sia detto senza offesa – o come la Guida delle Giovani Marmotte: c’è una soluzione a tutto. C’è da essere ottimisti!
In realtà, l’ottimismo è una cosa seria (secondo i punti di vista), come la fiducia, tanto per riprendere un antico spot di italici formaggi. E non è detto (papa Francesco docet) che l’ottimismo sia proprio la parola che caratterizza chi crede. Meglio il realismo, invero…
Un anno nuovo e dietro le spalle gli avvenimenti di un altro secolo che è trascorso, che a guardarlo prende sempre un po’ di inevitabile malinconia: per quelli che non ci sono più e per quello che è passato: anche invano.
Ho incontrato e conosciuto, progettato e sognato; mi sono riproposto questo e quello. E poi sarò stato a casa o invece in viaggio tutto l’anno, dodici eterni mesi, tra Roma e New York, Napoli e la provincia, passando da una Curia vescovile ad un monastero ad una parrocchia ad un ospedale, cogliendo simpatie e il loro contrario; comprensione e totale estraneità, ostilità e piena condivisione.
Ne sono passate di facce anche in questi ultimi trecento e passa giorni…
Ce n’è qualcuna significativa oltre la mia che vedo allo specchio quasi tutti i giorni e quasi non la scorgo più, uno nessuno e centomila folli facce che non dicono nulla?
Vorrei far di conto di tutti quelli (eventi compresi) che hanno significato qualcosa in questi giorni e fare come le riviste in questo fine anno: una sorta di diario per rimettere in vita ciò che non lo è più e che ha riempito le mie ultime trecentosessantacinque giornate.
Mio padre e tanti come lui riempiono pagine di agende per dire e raccontarsi anche solo la partita vinta dal Milan e dalla Nazionale; delle spese da affrontare, del dentista da pagare, della bolletta da contestare. E non credo che vadano mai a spulciarle più quelle storie. Anni addietro contravvenendo alle mie inclinazioni, ho provato a farlo e a rileggere le mie cose a fine stagione: non lo farò mai più.
Le cose passano con la loro banalità e noi siamo così convenzionali e normali alla fine che non puoi non dirti, “mi sono sempre sopravvalutato. Sono uno come tanti altri”.
E di questo magari ci servissimo per un bel bagno di umiltà! Non accade mai. La colpa è sempre di questa vita prosaica e priva di poesia. – ci diciamo poco convinti ormai.
Meglio buttarle le agende come tutti i post-it distribuiti per casa, ché tanto non raccontano molto e finiscono col certificare l’infinito scollamento tra la proiezione di noi stessi e la nostra magra realtà.
L’anno prossimo andrà meglio, come quello prima e quello prima ancora. Le stelle mi dicono che insomma nel mio segno ci sarà Marte o chissà chi; che il carro dell’Orsa trionferà e farà cadere una pioggia di meteoriti di fortuna nel mio segno; che vincerò lotterie e viaggerò tra Roma e New York, Napoli e la sua provincia; che sarò un semidio tra il Medioriente ed il Nepal. Che diventerò un genio e un inarrivabile sognatore. Che la notte del prossimo Capodanno mi chiuderò in camera, prenderò del buon liquore e fumerò una sigaretta standomene così sollevato con la testa tra le nuvole mentre fuori esplode Fuorigrotta e il Vesuvio, le bombe di Maradona; e s’accende di fuochi la terrazza del Pincio come la rada di Rio de Janeiro.
Passeranno anche gli ultimi botti – deo gratias - quando prenderò infine un vecchio piroscafo che promette di portarmi sulla luna, non prima di avermi portato a salutare con un boato gli ultimi ubriachi che fanno il bagno lungo la riva.
Ognuno di loro legge al rovescio il suo almanacco con la curiosità con cui si legge l’Album Panini. Conoscono tutti i giocatori a memoria e a volte anche i risultati finali delle partite.
Dalla rada saluti e il fischio finale: il risultato è quello che è; la solita delusione.
Venditore di almanacchi sei un imbroglione. Chi ci perdonerà per averti creduto?