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Simile a una fine

Pubblicato da enzo cilento su 1 Novembre 2013, 07:32am

Tags: #in vista

A chi mi fa gli auguri stamani non posso fare a meno di ricordare (quanto meno lo faccio a me stesso) che ogni giorno che passa è un passo in più compiuto verso l'Assoluto.

Che sarà un luogo ed uno stato bello come i boschi del Vermont, come le foglie rosse d'autunno e i passi che fan rumore sulle pietre del cimitero israelitico di Praga.

Sarà silenzio e musica lieve e visione: come venature sulle foglie secche, e rosse e gialle, marroni, incartapecoritesi e rivitalizzatesi come le ossa di Ezechiele. chissà.

Che un anno in più, è uno in meno che ci separa da Lui.

E monta la curiosità e lo stupore: quello di scoprire che quel che siamo stati, abbiam detto e fatto; le persone e le cose sfumano oramai, come al tramonto. Che hanno senso sì, ma solo come compagni occasionali di ventura.

E la ventura è già altra e soprattutto altrove.

Che non possiamo legarci solo e senza fine a quanto passa via, guardando indietro; ma che saremo simili a lui, come Egli è - dice Giovanni.

E saremo.

Che in fondo questo ci interessa e solo questo può essere per sempre. Si va verso l'Essere che ci ha creato: dal nulla, forse. Lo lascio dire ai filosofi e a chi pensa...

Che passa il tempo della purificazione in questa vita: delle accese dispute e delle attese della giovinezza; dell'ingordigia di mangiarsela la vita e poi scoprire che si vive con un nulla. Che basta tendere alla vita per vivere, mentre l'ingordigia ci depista e ci distrae e ci fa perdere; e perdere l'oggetto.

Il tremolar della marina e lo stormire della foglie, il vento e il silenzio; il luccicar delle stelle e la strada solitaria, pioggia tra gli alberi e sole all'alba tra le cime, olivi e querce e castagni e uccelli ad impazzar nell'aria.

Che là resta la voce di quel che siamo stati anche noi, la memoria implicita e che intanto stiamo viaggiando oltre, attratti da altre voci che riecheggiano in quelle medesime foglie e forme: che ci dicono "vieni" - come diceva il poeta - e che in fondo ci accompagnano ci rassicurano ci incantano fino al limitare dell'altra dimensione: magari finale, se mai vi sarà una condizione simile ad una fine.

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B
Giorno di festa oggi e sono in molti che si organizzano, che se possono, si muovono per stare insieme;altri vorrebbero essere altrove ed in realtà lo sono perché, come dice Gandhi, siamo dov'é il nostro cuore (ed é evidente anche per chi ci osserva), mai come in queste circostanze, quindi con chi amiamo, evidentemente. Forse questa é una delle rare volte che apprezziamo certi mezzi di comunicazione che ci consentono di aggiungere anche qualche pensiero, qualche parola che possa parlare di noi e del nostro desiderio soffocato di arrivare dove c'é festa. E per essere sicuri di offrire parole di gioia, di amore, di auguri sinceri viene naturale affidarsi ad un commento al vangelo scritto ieri da Ronchi, per l'incontro di Zaccheo e Gesù; la corsa di Zaccheo, "sotto l'urgenza del richiamo di cose lontane....Avanti, sull'albero in alto...per vedere Gesù con creatività e coraggio............. E dopo questo incontro la casa di Zaccheo si riempie di amici" : una festa dunque. Sentirsi un po' Zaccheo per riuscire a provocare quella festa perché l'incontro con il Signore, come dice Ronchi, da un senso di pienezza e poi il superamento di se, uno sconfinare nella gioia e nella condivisione.
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