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Canto di Oxanna

Pubblicato da enzo cilento su 3 Novembre 2013, 17:57pm

Tags: #la storia

Non guardo mai la tv: sento che mi fa del male. Quasi sempre.

Mi è accaduto di farlo ieri sera, per stare in compagnia dei miei. E ora so che lo farò ancor meno.

Ci sono sentimenti nel cuore dell'uomo che sono forse non sradicabili, temo: l'invidia e l'aggressione, la violenza. E l'atteggiamento del branco: il conformismo. Senza voler scomodare nessuno, non posso fare a meno di ricordare che il "diverso" fu messo in croce. Perché era diverso.

Ho un docente di storia della Chiesa che cerca di spiegare e di svelare l'origine della diversità di questo nazareno: in cosa potessero fare ombra, lui e i suoi seguaci all'autorità romana. Ne è venuta fuori una conclusione un po' così: al Dio potere i cristiani non vogliono rendere l'omaggio della prostrazione e della genuflessione.

Alla banalità e al conformismo acritico un cristiano non si può piegare. Noi siamo contro l'omologazione!

Ci spiegano dunque che un cristiano è uno che si pone continuamente domande sui perché delle cose (è l'origine d'ogni metafisica e d'ogni conoscenza); un "chi sono io?" che non lo lascia in pace e che, vivaddio, lo invita ad essere se stesso.

Avere la giusta dimensione di sé non può mai tradursi in una frustrazione ed in una condizione umiliante (eccola la vendetta del mediocre che ricordava Nietzsche); siamo tutti figli di quella somiglianza con Dio che ci permette di essere unici.

So che apparirà spropositato il paragone.

Ieri ho visto in tv una donna e insomma un'artista attaccata per il semplice fatto di essere diversa, se stessa.

Dicono: "manie di protagonismo: la primadonna". Come se essere appieno quel che siamo fosse un delitto e non invece un imprinting ed un diritto. Non sfioro neppure il discorso teorico sull'arte e sulla personalità.

Come spesso ci accade, ci vediamo aggrediti di fronte all'arroganza, quella sì, della omologazione. "Ci sono le regole" - ci viene ribattuto, come se esprimersi senza nuocere a nessuno ma solo mostrandosi nella propria interezza che non è mai immorale (e in ogni caso qui non lo era) fosse contravvenire alla norma del sabato per cui - al solito - sarebbe fatto l'uomo...

Il campione è sempre uno che alla regola aggiunge del proprio: nell'arte, nella vita, persino nello sport. E' che l'invidia ci fa detestare chi ha maturato nel frattempo qualcosa di diverso da noi.

Poco m'importa che la donna in questione fosse un'artista nota che risponde al nome di Oxa.

La violenza scatenatale contro, me ne ha ricordato tante, vissute e vedute, temute. E perciò a lei va il mio inchino di uomo, di artista, di intellettuale e di cristiano: perché nessuno di noi non può dirsi diverso.

E' un buon motivo per farci la guerra?

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