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Un Viaggio leggero

Pubblicato da enzo m. cilento su 17 Febbraio 2013, 18:31pm

Per chi si fosse distratto quella appena trascorsa è stata la I Domenica di Quaresima. Ho sempre amato questa fase dell'anno liturgico perchè mi consente anche spiritualmente quella sorta di raccoglimento di fronte al Mistero della nostra confusione che in nessun altro momento può realizzarsi così in profondità: la verità è che lasciamo passare mesi anni e vite intere confondendo la Vita per una sorta di esperienza Bulimica e compulsiva.

Il tempo di Avvento che prepara il Natale, ad esempio, quello di Natale poi, ovviamente, contengono pure il loro fascino del resto: un'attesa che potrebbe essere piena di luce oltretutto ma che ormai risulta essere appannata non poco da questa atmosfera chiassosa del Natale consumistico che travolge ogni cosa nello scintillante splendore dei negozi e dello shopping, del rumore-tintinnio delle casse, del suo spacciarsi per verità, per quanto posticcia, e infine per la melassa insopportabile della pubblicistica che ha ridotto tutto questo nella festa della famiglia benestante e dei buoni sentimenti.

Beh: per fortuna la Quaresima ad ora è apparentemente meno insozzata da questa sponsorizzazione del consumo. Pasqua e la Settimana Santa, nonostante l'aggressività dei Tour Operator che puntano a questo tempo per un supplemento di vacanza, non hanno ancora questo appeal consumistico, specie in tempi di crisi.

Così, questo tempo che le precede, Quaresima appunto, ce lo possiamo godere anche nei suoi toni smorzati, in cui è possibile provare a guardare ad altro ed altrove (conversione dello sguardo), mentre la grande tradizione della Chiesa Occidentale e Orientale non finisce di suggerirci qualche strumento adatto: la temperanza, il digiuno, bellissime esperienze che ci riportano all'essenziale di cui siamo fatti e di cui abbiamo bisogno.

Ricordo che da piccolo questa pratica la vedevo osservata in casa da mia nonna soprattutto e questa frugalità mi ha sempre conquistato, come un gesto di offerta, di purificazione (è bellissimo scoprire che si ha bisogno di molto meno di quanto siamo abituati ad avere e che questa si chiama libertà) anche se non è lecito attendersi da tutti questa consapevolezza riguardo alle motivazioni ed agli esiti della pratica medesima, anche laddove ci si aspetterebbe di trovare una fede che sia meno bambina.

Proprio questa libertà che risiede in un gesto della Tradizione (il digiuno ad esempio e la temperanza) comunque è il denominatore comune della Quaresima: di nulla ho bisogno se non manco di Nulla, cioè di Lui, di quell'Assoluto che ci libera da ogni forma di dipendenza.

E' a questa esperienza che vorrei richiamare tutti, non all'esperienza solo apparentemente penitenziale di questo tempo. Non è la penitenzialità a conquistarmi e neppure la regola in sè ma la pratica di una libertà che si fa sempre più grande e progressiva: scoprire, scarnendo, l'essenza irrinunciabile.

E' un viaggio la Quaresima, verso un Passaggio, infine, nella terra nostra, quella dove possiamo essere felici.

Mi ricordo a questo proposito di una vacanza trascorsa anni fa con degli amici per i quali la permanenza all'estero finì col costituire un'esperienza terribile di rinuncia mentre sarebbe potuta essere una buona occasione per cominciare a chiedersi se non fosse più piacevole essere liberi.

Uno scrittore medievale diceva infatti "Quanti padroni hanno coloro che sostengono di non avere padroni". Perchè sono schiavi di tutti i propri capricci e delle proprie forme di dipendenza. Questo per raccontare di questo viaggio interminabile all'estero, alla ricerca del ristorante che cucinava bene la pasta e la pizza, la carne all'italiana e quant'altro. Un tormento! Com'è bello invece liberarsi...

Vivo il mio viaggio senza borse, senza una seconda tunica, con l'essenziale, direbbe lo stesso Gesù. E l'essenziale in definitiva è questo rapporto con la fonte stessa della nostra libertà che ci spinge di continuo ad essere solo fedeli a questa libertà. Ecco, non prendiamo la Quaresima come una punizione da infliggerci per le nostre colpe: prendiamola per quello che è, come un cammino che ci conduce ad una leggerezza e ad una indipendenza sempre più forte rispetto ai condizionamenti che derivano dalle abitudini e dalle cose: sobrietà e povertà. Non c'è nulla di più grande.

Che sia una prova - non di forza - ma di essenzialità: si può davvero vivere con poco, con pochi beni, senza legarvici il cuore ed un cuore libero è sempre molto ma molto più felice. Buon viaggio a tutti.

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