Non so se ci faccia più scandalo l'umanità di Cristo o invece la sua divinità. Quale aspetto dei due infatti riesce più indigesto a chi lo ascolta, è un argomento che fin dalle origini ha appassionato.
Ti scandalizza che Egli si dica Figlio di Dio, come nel Vangelo di Giovanni di oggi, così che a tutti sembra che bestemmi; e così che Egli stesso risponda domandando "ecco le opere compiute da me sotto i vostri occhi: per quale di queste volete lapidarmi...?" O invece ci scandalizza quella sua profonda umanità di cui leggiamo in tanti documenti e oggi in quello conciliare, Gaudium et Spes?
Non è una questione oziosa - guardate. Cosa c'è in Cristo che non ci piace e non ci convince, dunque?
Che non corrisponda forse alla nostra idea di Dio lontano, inaccessibile, al Nostro Motore Immobile, all'Energia del Cosmo, ad un dio che non si confonde con gli uomini, una specie di Big Bang, un Ordigno Spaziale da cui tutto ha origine come da un fungo atomico; e che dunque non ci interpella come persone perché se non è persona allora a noi uomini non è chiesto in alcun modo di partecipare alla sua creazione, alla sua giustizia ed alla sua responsabilità?
O invece ci scandalizza quella umanità che mostra la miseria della nostra, pur nella sua potenziale grandezza, dal momento che Egli è libertà e noi dipendenza da tutto; Egli è generosità e disponibilità e noi invece aridità e avidità, avarizia; Egli è avventura e noi solo paura e imborghesimento bolso?
Sono 2000 anni che siamo qui a lapidarne la comparsa: non darci fastidio! Ed Egli si ritrae da 2000 anni al di là del Giordano, non per paura: forse solo per la delusione...
Può un dio essere deluso? Un uomo sì, senz'altro; ed anche un dio persona, che dell'uomo ha tutto, a cui dell'umanità non manca nessun sentimento, neppure la gelosia e quindi il disinganno e la delusione, la compassione ed il compatimento.
Povero uomo, così impaurito dai suoi sentimenti e dalla sua vocazione! Perché non sai camminare sulle acque - eppure potresti; perché non sai spostare le montagne delle tue paure - eppure ti sarebbe consentito; perché non vedi, non senti e non guarisci eppure sarebbe un dono continuamente a disposizione; che ti accontenti di fare Marta e ti dimentichi di poterti alimentare di ben altro pane che del solito; perché hai paura di morire ed invece dovresti capire che sei già morto se non credi in te e nel grande regalo che è la vita.
Quest'uomo qui fa scandalo e dà fastidio: ammazzatelo. Vedete? E' un pazzo. dice addirittura di essere il Figlio di Dio. E allora tu uomo chi sei se non un figlio di nessuno, del caso, di una combinazione chimica, di una povera aggregazione di atomi e di cellule? Non senti la tristezza di questa condanna che ti infliggi?
Mi volete lapidare perché vi invito a non essere tristi e invece la tristezza è spesso un rifugio così rassicurante, come restare sotto le coperte la mattina, con le finestre chiuse mentre fuori c'è il sole e c'è il mondo, la luce e persino la neve e il vento e la pioggia, qualche volta.
Mi volete eliminare perché vi siete abituati alle vostre caverne; poi ai vostri palazzi; poi alle vostre case ed agli appartamenti e avete dimenticato che questo mondo non è un'orrida regione di cui avere paura. Questo è un giardino in cui camminare, faticare pure, certo, ma in cui non ci può esser posto per un uomo che non prenda in considerazione il proprio destino di grandezza.
Quale aspetto ci infastidisce di più? Che sia un uomo a vivere come Dio o che sia Dio a farsi uomo e a mostrare un'altra via per campare?