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Tutti in ordine sparso

Pubblicato da enzo cilento su 12 Maggio 2013, 17:29pm

Quante divisioni tra i cristiani!

Più ci si addentra nella vita della Chiesa, anche solo da lettori distratti, e più questo appare con chiarezza.

Cronaca degli ultimi giorni: notizie varie provengono dal mondo dei melchiti ortodossi (in preghiera a Roma in S. Maria in Cosmedin); poi i greco ortodossi e gli armeni, i copti (in visita dal papa fino a domani); patriarcati ed eparcati d'ogni dove sotto esame; Chiese Riformate e Separate; Ordini Rinnovati e Ordini Riformati che si rifanno a questa o a quell'altra regola nella sua forma integrale; preconciliari ed anticonciliari, Econ, Lefebvriani e mille altri rivoli ancora.

Qualunquismo? Chissà!

La verità è che sempre difficile capire fino in fondo e far capire, soprattutto, se tutto ciò sia ricchezza e frutto della varietà multiforme dello Spirito o se si tratti invece solo di un segno di innegabile divisione: e io stesso non ne ho una riposta credibile.

Cosicché eccoci qui spesso impotenti, incompetenti e disarmati a rispondere di differenze e di distinguo, di separazioni, di lontananze lunghe un millennio.

La Storia è un banco di prova impagabile per ogni idea: a maggior ragione per la nostra fede; e gli uomini abitano la storia mettendo in campo tutto il bene ed il male, il peccato che ne contrassegna inevitabilmente il cammino, insieme certo alla santità ed al martirio, quando vien chiesto: e in questi tempi anche questo, non a tutti, anche questo è chiesto: penso a Siria e Nigeria, alla stessa Turchia, al Medio Oriente e a tanti Paesi dell'Islam; molto meno a quello che Massimo Introvigne chiama il martirio occidentale del laicismo e della cultura anticristiana che pure ci sono, però - per carità - sono altra cosa.

Ma la divisione - quella sì- fa scandalo: a tutti. Inutile nasconderselo.

Leggevo in questi giorni delle Chiese di Siria e dei due vescovi e di due sacerdoti tenuti da venti giorni in prigionia dai jidaisti: uno, vescovo greco ortodosso, l'altro siro ortodosso, tanto per puntualizzare, come se questa appartenenza agli occhi di Dio (e del mondo) fosse essenziale.

Leggevo di Towadras II, patriarca della Chiesa Copta di Alessandria in visita in questi giorni da Papa Francesco, papa della Chiesa Cattolica Romana; leggo infine dell'attentato sventato ad Istanbul contro Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli...

E tutti a chiedermi che cosa ci separa; cosa ci unisce, mentre i processi di avvicinamento durano decenni (tra Roma ed Alessandria un primo incontro ed una intesa relativa sull'unità della natura del Cristo risale a quarant'anni fa, ai tempi di Paolo VI).

Mi accorgo che mi è difficile rispondere senza nascondere un po' di fastidio: che sono a corto di argomenti, soprattutto perché agli occhi di chi domanda, non ci sono argomenti che giustifichino questa separazione: e forse hanno ragione loro.

Perché non ci si può accapigliare su questo mentre il mondo - che non è solo il luogo del peccato, beninteso - si allontana sempre più da una visione sacrale e rispettosa dell'esistenza, per non dire cristiana; perché materialismo e laicismo, consumismo, sono ormai talmente radicati che continuare a porsi in campi opposti, tra cristiani, appare non solo anacronistico ma persino irresponsabile.

Forse oggi le domande sono altre.

Che cosa è l'uomo perché un Dio dovrebbe curarsene?

Forse è soprattutto da un discorso antropologico (ed escatologico?) che si deve ripartire, mi dico a volte; non perché domande dottrinali o di forma non abbiano senso, ma perché è dell'uomo stesso che stiamo parlando e quindi del suo destino, terreno e non solo, certo; del suo Dio infine, se ne ha ancora Uno.

Ma da dove partire se non da questo: uomo dove sei? Uomo, chi sei? - come Dio, allarmato, nel libro della Genesi rivolgendosi ad Adamo.

Dove ti nascondi, uomo, dunque? Cosa nascondi a te stesso?

Ed è quello che ci chiedono, tutti quelli che ci incontrano e che ritengono, a torto o a ragione, che abbiamo una qualche risposta da dare, considerando che la nostra vita, talora, sembra scorrere in compagnia di un'altra visione e dimensione dell'uomo.

Vederci divisi, vederci come il mondo, armati l'un contro l'altro, con tutti i distinguo e gli "a parer mio" rischia di farci sembrare sempre meno credibili, sempre meno "di riferimento", sempre più inutili da interrogare, perché la risposta sembra che non sia chiara neppure a noialtri.

Non di Paolo né di Apollo - diceva l'Apostolo delle genti - ma evidentemente è un monito che troppo di frequente dimentichiamo.

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