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Entro limiti ristretti

Pubblicato da Enzo Cilento su 13 Maggio 2013, 04:41am

Ci sono suggestioni e squarci talvolta che, quando si aprono, non solo giungendo inattesi, quasi son capaci di stordirti per la loro assoluta imprevedibilità e per la luce che riescono a gettare sulle cose, ma che più ancora fanno come intravedere un mondo che ancora neppure è ben definito, solo sfocato, come il famoso "veder nello specchio" del veder nella fede di cui Paolo parlava.

Stamane leggevo un passo di Efrem Siro (chi era costui? - si sarebbe chiesto il don Abbondio manzoniano) che la Liturgia inserisce ad hoc per la Memoria facoltativa (così si dice, in gergo) delle Apparizioni di Maria a Fatima.

Tra le tante immagini, una più d'ogni altra mi ha come sfidato all'improvviso "Cristo, infatti, senza separarsi dalla gloria del Padre, ha racchiuso la sua divinità nei ristretti limiti di un grembo, per innalzare gli uomini a una dignità più alta", che peraltro per assonanza mi riportava alla preghiera di Dante, messa sulle labbra di San Bernardo "l'umana natura nobilitasti sì, che 'l tuo fattore non disdegnò di farsi sua fattura".

Non si tratta tanto di ritornare su di un tema, quello della Incarnazione, sui cui sono stati scritti milioni di libri, alcuni belli altri meno, qualcuno stucchevole (non amo il sentimentalismo, in genere); ma di un'altra considerazione: quella del concepimento che riguarda personalmente ciascuno di noi.

Mi pare di poter dire - ecco lo squarcio - che l'incarnazione non cessi mai di ripetersi, miracolosamente, come per opera dello Spirito, ogniqualvolta Cristo prende posto nei nostri pensieri e magari nei nostri cuori. Ogniqualvolta Dio entra nei nostri pensieri, in cui la stessa domanda su di Lui emerge è come se si verificasse una nuova nascita: quella che avviene è insomma come una nuova incarnazione; come se scegliesse i limiti ristretti del nostro grembo e della nostra mente per venire al mondo, ancora una volta e sempre, fino alla fine dei giorni.

Fino alla fine dei giorni Cristo continua a venire al mondo perché non smette mai di considerare gli uomini come luogo da innalzare ad una dignità più alta.

L'uomo che pensa Dio, in definitiva, che lo riconosce e che lo prega, prega che nasca; è già abitato da Dio - questo mi veniva da pensare - ed esprime già la sua dignità estrema; così come l'uomo che non ne accoglie la presenza e la domanda, ha già rinunciato alla parte più alta della sua natura e della sua dignità.

So bene che si tratta di ovvietà, ma sono le ovvietà - sembra - che talora ci stupiscono.

In questa ottica pertanto la "salvezza" - oserei dire - è già di fatto per chiunque ospiti onestamente nel proprio grembo la domanda su Dio e nessun tribunale potrà condannare né chi si è dato da fare per mettere al mondo ciò che ha concepito né chi in ogni modo si è impegnato perché quel concepimento diventasse un bambino, un uomo, una vita da mettere al centro della propria esistenza, facendola pertanto cambiare (ogni bambino, come ogni gravidanza, cambia inevitabilmente le nostre vite).

Dio si affaccia in noi e fa capolino perché il suo Spirito non solo ci ha coperto rendendoci in grado di concepire, ma perché la bellezza e la dignità della mente che lo ha concepito - come l'aspetto di qualsiasi donna in attesa di un bimbo - fosse più radiosa pur non perdendo mai la sua propria identità e le sue sembianze, quelle che hanno conquistato chi si è unito a lei.

Il Vangelo di Giovanni ci ricorda che quei piccoli avranno tribolazioni nel mondo; "ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo".

I bambini, il mondo sono in grado di cambiarlo: hanno solo bisogno di cure e di fiducia.

E' che spesso non vengono creduti. Accade talora: a Fatima, a Lourdes.

Ci vuole prudenza - diciamo noi - magari si sono inventato tutto o hanno creduto di vedere. Tribolazioni, se così non fosse: bisogna aver coraggio!

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Chi nel proprio grembo riceve la grazia di poter concepire e mettere al mondo, spesso riceve anche la consapevolezza del dono ricevuto da Dio, della grandezza dei suoi progetti, della bellezza della vita e delle responsabilità che ne conseguono. Gli avvenimenti della vita fanno anche pensare - nello stesso tempo - che Cristo non smette mai di intervenire proprio nell'anima di quelle persone già coinvolte in questo miracolo, generando altre sensibilità, altri legami, altri mutamenti significativi che talvolta si possono vivere senza problemi oppure vanno adattati alla propria realtà. I figli, che poi altro non sono che futuri uomini e donne di "grembo e mutamento", possono e devono essere coinvolti nelle metamorfosi della vita, ma accompagnati, per poter capire ed accettare. E spiegare di che cosa sono fatte le scintille del cambiamento mandate da Dio (la morte, la malattia, i distacchi, le amicizie, gli amori, le delusioni...) non é sempre facile, né per chi prova a spiegare, né per chi prova a capire: le scintille non si vedono, ma espodono nell'anima ed é importante gridare e tentare cosi di far capire a tutti che sono il respiro della vita; sicuramente qualcuno ci sta provando per poter raggiungere con Amore cio che Cristo gli offre.
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