Sono stato invitato a parlare di santità, tra qualche giorno... Ma come: proprio io? Io che sono il peggiore tra gli uomini e che spesso sono ribelle, pigro, scostante. Ne parlerò cominciando col dire che non so bene cosa sia, perché è come parlare di matematica e non avere mai imparato il teorema di Euclide. A meno che non debba parlare della santità che ho sentito raccontare a proposito di altri: di quelli in cui mi è sembrato di scorgerne.
Già. Ma santi sono tutti coloro che hanno ricevuto il sigillo della chiamata alla santità, lo sono tutti i battezzati, i confermati, quelli che già una volta sono stati immersi nella grande bontà di Dio e nel suo perdono, che ne hanno fatto esperienza e che, toccati da questo avvenimento, da Lui si sono lasciati sedurre - come Geremia - perché la Sua forza era davvero più grande di ogni cosa, irresistibile, come un fascino a cui proprio non si può resistere. Mentre scrivo, sono davanti al balcone e c'è un vento e un sole di primavera: tutto un cantar di uccelli. La voce di Dio non è forse anche questa? Non consiste forse anche nella bellezza della sua creazione? Anche nella bellezza dell'uomo, certo?
Qualcuno mi dirà che è panteismo questo: non è così. Io non adoro quel che vedo, amo questo dono e sono commosso all'idea di questa bellezza gratuita che dobbiamo custodire insieme a Lui. E' la santità di Francesco, questa; quella dei monaci e dei solitari e degli eremiti, che amano Dio datore e creatore di ogni cosa. E' la santità di chi coglie l'armonia del Creato ed erra l'armonia di questa valle - come dice il poeta.
Vedete che dunque chiunque è santo se dietro questa bellezza coglie il datore di vita e si stupisce di tanto? E santo è chi rende lode: Signore, com'è bello questo mondo! Goderselo in silenzio e proclamare che il tuo nome è sublime.
Ma santo è ogni gesto pieno di Dio: a casa, nel lavoro, nella quotidianità. Ovunque è santità perché ovunque Dio respira con noi se noi respiriamo di Lui, se tutto quel che ci circonda ci richiama la sua presenza. Questa santità bisogna chiedere, io dico, e questa libertà; perché solo nella libertà si coglie il respiro di Dio. Nulla mi turba - diceva Santa Teresa - perché nulla mi fa dimenticare che ogni cosa rimanda ad altro e che nulla racchiude in sé senso se non in relazione al tutto.
Parlerò di santità e dirò che la santità è una desiderio ed una dedizione: che non è solo un dono ma è una responsabilità, una con-creazione. Che è santo chiunque perché in chiunque è lo Spirito di Dio pronto a gridare Abbà, Padre. Si tratta solo di non smettere di credere, di sperare. Chi spera è santo. Chi si dispera manifesta un bisogno immenso di santità, di speranza. E se non ne trova intorno a sé forse è anche un po' colpa nostra.
Regalate la speranza in questi giorni, come pegno di Risurrezione. E' della speranza che è fatta la santità, perché è di chi ha sperato contro ogni ragione e contro ogni logica. Un santo ha sempre un buon grado di follia e illogicità. Un santo è sempre un artista, uno capace di creare dentro e fuori di sé un mondo nuovo, autentico, popolato dalle creature di Dio.