Sollecitato da un breve articolo comparso su di un quotidiano nazionale, ho guardato ieri sera una videoclip prodotta da un gruppo rock francese. Si tratta di un pezzo vagamente dark, senza mostrare particolare originalità compositiva, caratterizzato da un ritmo tendenzialmente ipnotico che richiama alla memoria certe atmosfere anni 80/90: a metà tra Cure, Psychedelic Furs e Depeche Mode.
Ho deciso di non fare il nome del pezzo: di fronte a certe cose ci si pone sempre la domanda quale debba essere l'atteggiamento da adottare, considerando il rischio dell'emulazione.
Il racconto comincia tra i banchi di scuola. Un ragazzino molto pulito e ben vestito comincia a diventare oggetto di scherno dei compagni.
Si inizia col lancio di cartacce e di penne; si prosegue con le pallonate in faccia e nel ventre, gli spintoni, i pugni i calci, i segni più umilianti di dileggio; e si conclude infine con una vera e propria crocifissione nel cortile della scuola, con tanto di luminarie appese per divertimento ai bracci della croce e infine raffiche di kalashnikov e di revolver sparate sul petto del povero malcapitato.
Non si tratta di un inno al bullismo e alla violenza- questo è chiaro - anzi il video vuole senz'altro essere una denuncia contro qualsiasi forma di persecuzione, tant' vero che il riferimento al Crocifisso non è blasfemo: tutt'altro, trattandosi semmai dell'assimilazione di ogni persecuzione a quella subita da Cristo.
Cosicché non ne ho capito la censura applicata ora anche sui circuiti tv d'Oltralpe se non nell'ottica di evitare appunto l'emulazione degli idioti i quali del resto non hanno bisogno di molte sollecitazioni e suggerimenti per esprimere la propria squisita originalità.
In ogni caso, mi rendo conto che i media e il giornalista degno di questo nome, il gestore di un'utenza, il problema della scelta da compiere in merito se lo debba porre: senza poter fornire peraltro una risposta che sia esauriente ed universalmente condivisibile.
Forse, come sempre, non consiste però nella censura tout court la risposta di una società che non voglia solo essere bacchettona o che voglia semplicisticamente scegliere la politica di chiudere gli occhi di fronte all'evidenza, perché o si fa una cultura integrale e articolata contro certa cultura dell'intolleranza oppure censurare un video è solo operazione ipocrita per mettere a tacere la propria coscienza.
La violenza contro il diverso intendo dire è un fatto che va affrontato promuovendo una strategia culturale che ne salvaguardi il valore e la specificità.
Lo si fa nella scuola, nelle parrocchie, sui media, con le iniziative delle amministrazioni e della politica: lo si fa in famiglia soprattutto - educandola anche la famiglia - al rispetto di chi la pensa diversamente e vive in modo differente dal tuo, per quanto possa porre in vetta alla propria esistenza valori che non siano per forza i tuoi.
Lo si fa col rispetto, reintroducendo l'educazione civica nelle scuole; le abitudini virtuose negli uffici e nel servizio pubblico, imponendo trasparenza e rispetto verso il cittadino, qualsiasi età, credo, stato civile e aspetto abbia, promuovendo la cultura e non tagliando fondi, cercandoli ad ogni modo perché non di solo pane vive l'uomo appunto, se vuol continuare a vivere piuttosto che a nascondersi.
E lo si fa infine proteggendo - non censurando - un prime time televisivo intelligente; ponendo dei filtri ragionevoli alla rete internet; colpendo chi li viola; imponendo con l'intelligenza una cultura capace di cambiare anche i miti sciocchi e colpevoli della pubblicità che dà input terribili in fatto di globalizzazione, di omologazione, di diffusione di un'immagine colpevolmente standard di donne e uomini.
E se questo vi pare troppo, nessun video deve sembravi troppo né troppo lontano dalla realtà.
Non c'è bisogno di andare nella banlieu parigina; non c'è bisogno di scendere nella Subway di New York, Bronx 146° strada; non c'è bisogno di nessuna full immersion nella cinematografia Full Metal Jacket.
Scorrete la vostra cronaca, pensate alle baby gang; andate in giro tra Roma e Milano soprattutto, dove questa violenza è ormai dietro l'angolo di casa.
E non strappiamoci le vesti per un brano di musica e per la sua videoclip.
Strappiamoci i capelli invece perché il Mostro è già qui e noi non abbiamo fatto nulla che non fosse povero scandalismo per evitare che ci divorasse.