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Simone, figlio di Giovanni

Pubblicato da enzo cilento su 14 Aprile 2013, 04:54am

"Simone, Figlio di Giovanni, mi ami tu?". Giovedì leggevo il commento di Ermes Ronchi a queste parole, sul quotidiano "Avvenire". Ero in treno: non ho potuto trattenere qualche lacrima. Questa domanda continua ad esserci rivolta, davvero, a ciascuno di noi: Enzo, figlio di Maria e Costabile, mi ami tu? Pasci le mie pecore....

E' la domanda certo che per ben tre volte Gesù rivolge a Pietro prima di tutto, ma non solo a lui; dopo essere apparso per la terza volta, ancora presso il lago di Tiberiade e ancora in corrispondenza con l'episodio dell'invito a gettare le reti alla destra della barca, dopo un notte trascorsa a lavorare in vana attesa che questo portasse qualche frutto: vero per lui e per tutti noi.

Tre volte dunque come il rinnegamento di Pietro durante la Passione, come i nostri; con 153 grossi pesci presi nella rete, un numero inatteso per farmi ricredere sul suo affetto; tre giorni come quelli trascorsi da Giona e quelli trascorsi da Gesù tra i morti, nel sepolcro.

Perché Gesù entra nella nostra morte infatti e ci fa compagnia, non solo metaforicamente, come compagno nei momenti di solitudine e sconforto, condividendoli; ma soprattutto perché Egli risorge davvero dai morti, dalla morte naturale stessa, da quei corpi che vanno verso la trasformazione e verso una natura diversa, nuova; Gesù, il Risorto, che scende negli Inferi a dare speranza, a condividere la condizione umana e a dire, Sorgi tu che dormi...

Perché la più grande pietà, per noi tutti, è quella di pensare che nulla è perso e che quanti ci stanno a cuore e quanti abbiamo già dimenticato sono tutti, in un modo misterioso e grandioso, inimmaginabile, vicini alla immensa pietà del loro Creatore, "io che soffierò su quelle ossa inaridite e darò loro vita" - come ricordava Ezechiele.

Tre giorni dunque, un tempo limitato per alitare al loro orecchio con le parole e la voce amata, perché ogni risveglio avviene così: "Mi ami tu?"

"E tu lo sai, conosci tutto: lo sai che ti voglio bene" - che è poi ciò su cui noi possiamo fare affidamento nell'amore.

Quella voce e quella domanda si rivolgono proprio a te, dunque, senza nessun dubbio a te: per questo vi si dice Simone, proprio il figlio di Giovanni, e non un altro Simone, "guarda che sto parlando a te": non c'è margine di errore.

Il nostro amore è personale come la nostra conoscenza.

E noi "lo sai che ti amo. Tu che conosci tutto lo sai che, nonostante le apparenze, le ruvidezze e i rinnegamenti io ti amo. Sai che mi sveglio al mattino, in ogni mattino anche simbolico della mia vita dicendo: Signore, mio Maestro e mio Dio. Rabbunì - a fior di labbra - con la voce ancora impastata dal sonno. Mi alzo perché ci sono sempre quelle quattro pecore che mi hai affidato da governare, da pascere e da accudire.

E levarsi è sempre un bel gesto, pieno di vita.

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Puo sembrare assurdo, ma chi crede sente esattamente quando l' amore di Dio é vicino; inquietudine, a volte un po' di tristezza, agitazione, improvvisa gioia. Una volta entrato nella tua vita, in uno dei mille modi che sa trovare, se tu sai vedere ed ascoltare, io credo che ci venga a salvare. Sentivo le parole di Gino Strada ieri sera, la forza del suo credo per salvare i disperati della guerra ed ora anche quelli che proliferano in Italia........è un esempio della potenza di quell' Amore; ed allora se anche qualche briciola di quella forza é in ognuno di noi, c'é anche speranza nel domani
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