Ieri a Roma ho visitato la Basilica di Sant'Agostino, alle spalle di Palazzo Madama. Sant'Agostino è uno dei miei grandi amori: inutile ripetermi.
Quello che non ricordavo era che nella Basilica oltre ad un Profeta Isaia opera di Raffaello, nella prima cappella a destra facesse bella mostra di sé la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio.
Non finisce mai di stupirmi questa città.
Due pellegrini dai piedi tumefatti e sporchi, affaticati, dice la didascalia, sono inginocchiati davanti alla Vergine col Bambino che sta sulla soglia della casa, come affacciandosi alla porta per accogliere il saluto dei pellegrini appunto, in quella casa che dovrebbe essere la Santa Casa di Loreto; e sta lì quasi sollevata da terra, neanche poggiando il nudo piede in terra.
E' quanto mi è rimasto maggiormente impresso della tela, ora a ripensarci: piedi affaticati e sporchi, i piedi del pellegrino; e i piedi che si sollevano da terra, quelli di Maria.
Non sono forse i nostri passi faticosi e il nostro cammino non è forse pieno di sassi e di trappole?
E quello di Maria non è forse leggero come quello dello Spirito che soffia più alto della nostra volontà, con una levità, una purezza che è più forte di ogni umana fatica?
Essere pellegrini, del resto, è l'affascinante destino dell'uomo, viandante e cercatore di verità, lui che segue il vagito di un bambino e il baluginio di una stella, la speranza di arrivare, mentre quella levità è proprio ciò che stiamo inseguendo, per cui vale la pena essere pellegrini. E che talora ci apre le porta del paradiso, nonostante i nostri piedi sporchi e tumefatti.
Essa è il motivo stesso del nostro pellegrinaggio.