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Sedotti e mai dimenticati

Pubblicato da enzo cilento su 1 Luglio 2013, 18:21pm

Uno di loro aveva subito violenza in famiglia, fin da bambino. Un altro li aveva visti ammazzarsi di botte i suoi genitori, negli anni della sua prima adolescenza. Un altro infine nemmeno sapeva quale fosse la sua famiglia naturale: nel frattempo, a sedici anni, aveva fatto il giro di almeno un paio di famiglie affidatarie, prima di approdare in quella casa famiglia dove lo aveva condotto il tribunale di Parma.

Ci arrivò in quella specie di lazzaretto, nel mese di settembre, all'apertura delle scuole, Antonio, e non si trattò di un'esperienza, a tutta prima, facile.

Lo sfidarono in modo evidente quelli che l'assistente e la psicologa avevano bollato, presentandoli, come soggetti anaffettivi. Non si capirono subito.

Fu solo il tempo, qualche partita di pallone, un paio di uscite in città per accompagnarli a comprar scarpe e maglioni, prima che arrivasse il freddo; scarpini da calcio per giocare sul campo in erba sintetica dell'oratorio; qualche t.shirt, più avanti, che fece rompere il ghiaccio.

Gli anaffettivi cominciarono a raccontare qualcosa di sé. Al mattino cominciarono a seguirlo nelle sue scorribande al parco per corrergli a fianco. La sera, davanti alla televisione, come sette otto ragazzini, in compagnia di uno zio di cui fidarsi. E quasi gli si sciolse il cuore, ad Antonio.

Fu costretto ad andarsene per non capitolare; spintovi "dagli eventi" - si convinse; e non ci fu rimorso più grande di quella banda di anaffettivi traditi anche da lui, per molti anni.

Si ricordò di tutti quelli che aveva tradito abbandonando e si accorse di essere ancora il solito inguaribile egoista. Che Dio gli stava insegnando quel che gli mancava per poterlo seguire, come lui diceva: l'amore.

"Ne ho lasciati tanti così" - mi confessava una sera, seduto su di una sdraio, il grande seduttore. "Ovunque sia andato, preso come da un delirio di conquista e di successivo abbandono, delirio di potere senza fine, inestinguibile, ho prima conquistato e poi lasciato: tutti, più o meno, per dimostrare che nessuno poteva esser degno del mio amore, tranne Dio, unico all'altezza della mia superba considerazione di me. Dio che non conoscevo, perché lui non si lascia sedurre ed ingannare dal grande seduttore".

Ma i pezzi del suo passato gli cascano uno dopo l'altro sul suo cammino ora.

Li incontra tutti di nuovo, materialmente o solo nei sogni e nei pensieri, come una processione di amori non corrisposti e non dati, come le ombre che vengono a fargli compagnia e che lo fanno piangere di rimpianto, di dolore.

Per quello che non ha dato, per quello che non ha ricevuto; perché gli viene offerta un'altra volta ancora l'opportunità di restituire quel che non era mai stato suo e che non conosceva, tranne che nella sua negazione.

E Dio, che non conosceva, a cui Lui diceva, unico, di poter dare la sua attenzione, si fa presente là, in quei volti, in quella ripetizione di opportunità e di relazione che ora stenta a soddisfare, preso dal desiderio di riscattare ogni cosa.

Ignorando che il suo riscatto è stato già pagato (è l'opportunità che gli è donata che ne è la prova) e che quell'enorme debito ha chiesto tanto sangue, una Croce, che neppure sa immaginare quanto possa costare sulla via che va verso il Calvario, ad ogni ora, per tanti anni, attendendolo sempre, invano, ad ogni stazione.

Gli anaffettivi lo avevano riconosciuto e adottato, a suo tempo, e non l'aveva capito, lui, il volontario che aveva bisogno della loro Buona Volontà e del loro affetto per provare a provarne: almeno una volta, una volta almeno, non solo per la sua solitudine e la sua pervicace negazione.

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