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Salone del Libro: solo la parola ci salverà

Pubblicato da enzo cilento su 19 Maggio 2013, 17:38pm

Si sta chiudendo in queste ore il Salone del Libro di Torino. Anni fa mi son trovato a seguirlo, per via del mio mestiere di giornalista: per me un vero mondo dei balocchi.

Per nulla ho mai speso tanto tempo e denaro come per i libri (neanche per la pur tanto amata musica); eppure, fatta salva una certa tendenza a comprarne una quantità superiore alle mie capacità reali di lettura, se c'è una cosa di cui non riesco a pentirmi è il tempo (e quindi il denaro) dedicato ai libri, per intenderci.

Mi hanno fatto compagnia sempre, anche più degli uomini, anche perché dietro un libro è sempre un uomo, anzi più d'uno ed è sempre un uomo con cui si interloquisce e si interagisce.

Ci interroga e noi lo interroghiamo.

Alcuni ci hanno cambiato la vita, perché uno scrittore è un uomo spesso capace di cambiartela la vita, di fartela guardare in modo nuovo e inusitato.

Da bambino mio padre mi regalava i Salgari che già avevano popolato la sua infanzia e le storie dei pirati e della filibusta: chissà perché. Perché forse un bambino, la sua vita la sogna come una grande avventura per oceani ed isole sconosciute: e spesso gli esseri umani sono più imprevedibili degli oceani sconosciuti e delle isole del tesoro; quando non siano diventati anonimi come l'immutabile ingresso del condominio in cui vivi da una vita.

E mi ricordo Robert L. Stevenson, una vera passione negli anni della primissima adolescenza; e certi racconti brevi di Wilde e i primi romanzi di Dickens e Twain. Ho divorato poi le storie etiche di Cronin e poi, man mano sottraendomi ai diktat paterni, mi sono trovato alle prese con l'amata letteratura francese, la mia preferita per anni, prima di sconfinare in quella russa e nordamericana, con rare puntate in Sud America e non molta letteratura italiana se non quella della scuola e poi dell'università, Pavese una delle mie ultime passioni.

E ancora, alla rinfusa: Jack London, letto peraltro anche a Torino in questi giorni da Marco Baliani e suggerito a suo tempo da Vittorio Gassman; Melville (un po' meno) e soprattutto Zola e Flaubert, Guy de Maupassant e Balzac, Hugo (che non amavo) e Gide, Camus e il mio amato Proust; Mauriac.

Quanti libri avrò letto?

Le sere impagabili con La Marcia di Radetzki di Roth e quelle con Joyce e con Musil, Celine; quelle dedicate a Tolstoj e quelle soprattutto dedicate al maestoso Dostoevskij. Che piacere leggere: e poi scoprire Steinbeck su suggerimento di un amico, e ancora i miei illuminati scrittori religiosi, Agostino in primis, i Padri e i Testimoni di una fede sempre "quaerens intellectum".

Ma anche il mondo dei classici greci e latini: Seneca, Cicerone, Tacito, Lucrezio; tragedia e dramma antico e moderno, la storia del teatro: da Shakespeare a Ibsen, a T. Williams, a Wilder.

Senza contare infine la Bibbia, i libri della Bibbia, il Libro: e lì incontrare tutto ciò che altrove avevo trovato a tratti, talora a brandelli, persino Dio, direi.

Un amore grande, quello di prendersi cura di sé per essere in grado di comprendere cosa significasse prendersi realmente cura deli altri. Da qui poi l'attrazione fatale per certo grande cinema e per l'arte, per il teatro, ancora; e per la filosofia, ora anche per la teologia.

Eccolo, tutto assieme il mio Salone del libro che mi porto dentro con orgoglio e gratitudine per chi me lo ha regalato, il mio paese dei balocchi, quelli sani - ritengo - per cui spesso mi sento fuori luogo in un mondo che non coltiva quasi più niente di sé: per non dire poi degli altri. E che quasi ti vuole far sentire lontano dai problemi della gente, quelli reali.

Non è così: perché c'è un unico grande enorme problema in fondo al cuore dell'uomo, che è quello di lasciarci qualcosa che non appassisca e non finisca nella discarica di ciò che si consuma.

Sono rattristato di fronte a questo spettacolo miserevole e a volte non so neppure se aprirlo il mio Salone al calpestio della barbarie.

Tenerlo solo per me? Mio Dio, no.

Perché c'è una sacralità immensa dentro la Bellezza e c'è una grande bellezza dentro la santità.

Non tradirò per niente al mondo la parola che si fa vita, sempre.

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