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Ritiro senza ritrarsi

Pubblicato da enzo cilento su 18 Marzo 2013, 05:59am

Sono appena tornato da un ritiro tenutosi ad Assisi. Ci sono stato con la comunità parrocchiale presso la quale mi trovo mi trovo in quest'ultimo periodo. Ma non è tanto di questo che voglio parlare...

Assisi è bella come sempre, anche se mai come questa volta non ho fatto il percorso consueto del turista romantico ed in fin dei conti mi sono limitato alla Porziuncola senza nemmeno avere il tempo di visitare la meravigliosa basilica, del resto già vista mille volte. Il fatto è che, lungi dal negare la bellezza e la bellezza della storia dell'arte (ieri, a proposito, ho visto Todi e così anche la tomba del mio amato Jacopone, cui ho dedicato i miei sforzi di studente per la tesi di laurea), forse c'è qualcosa che va anche al di là di tutto ciò: la voglia di incontrare la comunione e Cristo, l'unico in grado di donarcela.

Preso dunque, con tutti i miei limiti, da questo obiettivo di fare comunione con gli altri settanta partecipanti al ritiro, mi sono dimenticato almeno un po' di me, il che non è male considerando la mia storia: ma non mi sento di avere mancato un'occasione. Tutt'altro.

Seguire questa esperienza, quella di porre Cristo al centro del proprio sguardo, significa del resto restare nella luce e guardarla, come oggi testimonia Giovanni, tanto che alla sua luce vediamo la luce e, se la bellezza umana è resa grande dalla luce di lui, poter seguire con lo sguardo questa sorgente stessa che è pure sempre in movimento, è un'emozione totalizzante, che va al di là del tramite, pur prezioso, tanto che la ricerca si arricchisce e dà frutti maturi solo nella sequela. Vediamo le Sue spalle e già questo ci dà modo di vedere l'insieme in tutti i particolari; ne seguiamo le orme e già questo fa sì che i nostri passi, pur essendo nostri, ci conducano a quella libertà che ci libera da noi stessi e dalla nostra totale arbitrarietà.

Ciò non toglie che di tanto in tanto non abbia approfittato per isolarmi un attimo, per gustare il silenzio, la solitudine: fa parte del cammino. E persino da questa dipendenza ci si può liberare quando questa diventi solo ideologica e quindi di ostacolo e alla circolazione dello Spirito e della comunione e quando infine anziché favorire la condivisione crei una barriera invalicabile. Il silenzio deve sempre parlare infatti tanto a noi stessi che agli altri: altrimenti è vuoto.

In ogni caso ringrazio davvero Dio e chi mi ha chiamato anche all'esperienza di questi giorni. A volte, tornare nel quotidiano, ti fa poi cogliere la differenza tra quanto vivi personalmente e quanto stanno vivendo (o non vivendo) gli altri. Ma anche in questo va solo compreso che i tempi non siamo noi a dettarli e neppure i passi. Affidiamo a Lui le persone che ci stanno a cuore e il loro movimento: il compito di chi è da un'altra parte è solo quello di non essere irraggiungibile.

Spero tanto che tutto ciò serva anche a me.

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