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Resta con noi che si fa sera

Pubblicato da enzo m.cilento su 27 Febbraio 2013, 18:54pm

Ci siamo dunque. Tra ventiquattro ore esatte, papa Benedetto XVI sarà "solo" pontefice emerito, come un qualunque vescovo a riposo, dunque: un vicario posto in quiescenza dunque, detto senza mancanza di rispetto.

Come trascorrerà dunque queste ore Benedetto? Credo in preghiera, con chissà quale angoscia nell'animo, ne sono certo, come un Gesù posto nell'orto del Getsemani, immagino, forse chiedendosi se questa sia la volontà di Dio: perchè anche Benedetto è un uomo e sicuramente il dubbio e l'angoscia, come accade a ciascuno di noi, non gli saranno estranei.

Non saranno ore facili, c'è da crederci; ed io per quel poco che posso prego e gli auguro una profonda pace che può nascere solo dalla retta coscienza di chi sa di avere operato per il bene di chi gli è stato afffidato. Io non credo che sia comprensibile alle nostre coscienze questo stato d'animo.

Penso alla lacerazione ad esempio di chi ha lasciato il sacerdozio: ne conosco e conosco il dolore, l'angoscia della diserzione: Immagino che per la guida della Chiesa universale questa cosa vada moltiplicata milioni di volte. Occorre una fermezza, un coraggio straordinari.

Da domani comincerà per lui un ultimo tratto di vita, con i ritmi e i tesori raccolti del monaco, cosa che per certi versi gli invidio: il silenzio, lo studio e la preghiera, la meditazione, la scrittura e la meditazione.

Sono stato ospite, come ho già avuto modo di dire, di una Comunità monastica in questo ultimo anno e mezzo di ricerca: Si trattava di monaci benedettini cistercensi (Abbazia di Chiaravalle, un tesore dell'architettura monastica dell'XI secolo, in Lombardia). Nonostante il via vai di turisti e curiosi, me la ricordo bene quell'atmosfera silenziosa e severa (ancor di più presso i Benedettini di Pontida). Sveglia alle 4 del mattino; si usciva nel chiostro alla spicciolata per andare in chiesa, con la cocolla: preghiera ed ufficio dalle 4,20. Poi ancora lodi alle 6. Breve colazione. Ora terza e Santa Messa alle 7,45. Lavoro fino alle 11,30. Ora sesta e pranzo; riposo e ora nona alle 14,45, studio; vespri alle 18,30; cena e infine compieta alle 20,30. Vi ho trascorso in tutto tre mesi. Erano questi i ritmi monastici, contrassegnati poi da momenti di approfondimento (almeno nelle intenzioni) lectio del Vangelo della domenica il giovedì; studio del gregoriano e così via.

Credo che Benedetto adotterà quel genere di modello, conoscendo oltretutto la sua tempra e la sua origine teutonica, severa e profonda ad un tempo. E mi piace immaginarmelo così, come un grande vecchio saggio, come certe figure di grandi monaci del passato: da Benedetto a Pier Damiani, da San Bruno a San Romualdo, a San Giovanni Gualberto fino a Oddone e Ugo di Cluny; Roberto di Molesme, Bernardo di Chiaravalle, ai quali tutti dobbiamo il dono meraviglioso di un Occidente cristianizzato e civilizzato nel primo e nel secondo millennio della storia dopo Cristo; senza contare la grandiosa tradizione del monachesimo d'oriente: da Sant'Antonio abate e Pacomio in poi.

Gli auguro come innamorato del monachesimo di rifulgere della loro medesima luce, che è poi la luce di Cristo, e di farcene partecipi scrivendo e non chiudendosi per sempre per paura di interferire. Glielo dico da suo grande ammiratore e da amante di quello stile di vita, perchè io tra Chiaravalle e Pontida ho lasciato un pezzo del mio cuore.

Benedetto, che avevo contestato ne primissimi tempi del suo pontificato mi ha fatto compagnia con le sue catechesi in questi ultimi anni, alcune indimenticabili, con discorsi pieni di vigore e profetici come quello davanti al Bundestag di un anno e mezzo fa, con quest'ultima grande lezione di lasciare per amore ciò che si ritiene di non essere più in grado di servire come sarebbe necessario fare.

Lo avrà chiesto accoratamente a Dio se era questo che gli stava chiedendo. Le Sue vie non sono le nostre vie: Io gli avrei "Santità, resti con noi che si fa sera"....

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