Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


Interior intimo meo

Pubblicato da enzo cilento su 26 Febbraio 2013, 18:31pm

Mi è stato affidato il compito di parlare ad un gruppo di ragazzi, venerdì. In genere ho sempre tutto sotto controllo. Dieci giorni prima. Come quando devo partire e mi organizzo ogni cosa dieci giorni prima, persino nei dettagli. La verità è che non so perchè, ma stavolta non so da dove partire, anche se un'idea ce l'ho ed è quella di parlare e raccontare, semplicemente, come quando a teatro andavo in scena e là partivo come un bolide, mentre un attimo prima ero dietro le quinte a fare le prove della voce, gli esercizi appositi e articolazioni mascella mandibola, a fare la pipì trenta volte contate prima di cominciare. Però io altro non so fare che scrivere, un po' parlare e raccontare. Solo così posso fare...

Dovrei parlare della mia esperienza di fede, del mio incontro con Cristo, del senso della sua presenza nella mia vita o più ancora della mia nella sua. Chissà come è meglio dire- Non che voglia ridurre il mio racconto ad una sorta di spettacolo, anche se lo spettacolo più bello è sempre quello di ciò che si vive con la pancia e con il cuore, e benchè la mia fede sia spesso filtrata dal mio essere anche di ragione: mi piace dare ragione di questa grande passione. E per questa passione sono pronto a mettermi in gioco, persino a farmi prendere dal panico come quando dovevo andare in scena.

Chi mi conosce lo sa che in chiesa mi nascondo dietro le colonne della navata laterale perchè le sue parole per me sono come il sussurro a cui rispondere lontano dalla confusione e dagli sguardi che invadono l'intimità. E forse anche questo fa sì che raccontarne ora è davvero impresa difficile. Posso dire solo com'è accaduto.

Posso raccontare i nostri incontri e l'ora, quelle sliding doors che si aprono e si chiudono nella vita di ognuno e fanno sì che ci si incontri o ci si perda irrimediabilmente. Perchè tutta la storia comincia col teatro e con la scrittura, che rileggendola era già piena di Te: Nomen Omen era la storia di cinque persone il cui nome è tutto un programma per il resto della loro vita. E una di loro - mi ricordo ancora che trovai il suo nome sullo scontrino della farmacia - si chiamava Diomira. Sì, Diomira, tanto che nel suo vagabondare, la mia protagonista Diomira, si chiedeva perchè Dio l'avesse costretta a tanto, a quella umiliazione e quasi lo aggrediva mentre lui restava come estasiato da così tanto vigore, "Donna che sei tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz'ali".(Dante).

Mettevo stranamente sulle labbra di questa Diomira insomma così come su altri quelle di altri luoghi religiosi, parole che si riferivano a Maria e ancora oggi io non so dirvi perchè. Facevo il turista in quel tempo, per le strade di Roma, e mi fermavo nelle Chiese: Caravaggio una delle mie passioni e poi gli splendidi mosaici di Santa Prassede, vicino Porta Maggiore. E poi Santa Pudenziana, San Lorenzo, non so bene cosa cercassi. Neanche il segno della croce. Tu per me eri uno sconosciuto. So però che avevo cominciato a rileggere i classici. Fu Dostoevskij uno di quegli incontri illuminanti: le parole di Zosima, nei Karamazov, e poi fu tutto un crescendo. Un buono trasformato in un libro di Cardini su San Francesco, il desiderio combattuto e incerto di andare ad Assisi; e poi in questa battaglia, una mattina a Termini due giovani americani che mi chiedono un binario. Mi faccia vedere - dico loro - e vedo Assisi. Partito, mi sono trovato coinvolto in una ordinazione. Ho pianto a lungo: una vergogna! E ad Assisi mi compro un rosario di ferro, come un fidanzamento, che mi porto ancora al dito.

Ho avuto la sensazione che tutto avesse un senso. E' andata avanti così questa storia per un paio d'anni. Francesco che lascia tutto: libero. E poi, Cristo. Parto e vendo tutto (più facile a raccontarsi che a farsi), perchè avevo trovato la mia libertà, la storia d'amore per cui andare lontano, attraversare l'oeano, i grandi amori che uno aspetta tutta la vita, perchè la vita non può essere il solito tran tran che non finisce mai, un non senso che ti fa diventare un automa.

Abbiamo degli appuntamenti fissi io e Lui, sinceramente, da qualche anno: cerchiamo di parlare insieme pregando e lui rispondendo, trovando un posto e una lingua comune che entrambi parliamo, la scrittura; e momenti di sconforto di scoraggiamento che sono propri di ogni storia.

Per me Cristo è l'amico grande che ho sempre cercato; è il modello meraviglioso di una vita carica di senso; è uno per cui vale la pena perderci del tempo e della fatica, perchè mica sempre tutto si capisce; è il più bello tra i figli dell'uomo perchè un uomo più completo fin qui non l'ho trovato. E' senz'altro quello che mi fa compagnia; è il Figlio di Dio che si fa interior intimo meo, cioè più vero di quello che ho mai sognato di essere: è esattamente ciò che vorrei ch'io fossi; è un Maestro e infine pure uno che mi insegna a pensare, mi apre il cuore, e di fronte ad ogni situazione mi offre una chiave di lettura in più, che non sia solo superficiale, egoistica, mortale.

Per me seguirlo un po' ha significato comprendere cose che mi erano incomprensibili: comprendere cioè entrar dentro le cose e ascoltare (solo così si può farlo), perchè le cose e le persone hanno storie da raccontare e da condividere, da comunicare e tutti gli uomini e forse non solo loro non chiedono altro che di essere compresi accolti, amati, chiedono che qualcuno voglia interloquire con loro.

Mi offre una marcia in più infine, perchè dà senso a tutto e tutto così acquista una ragione, anche la sofferenza; e la gioia una interiorità profonda che prima non aveva. Ne sono certo: questo mi ha reso un uomo, un giornalista, un uomo di teatro, un amico migliore, non perchè più buono, ma perchè più grande: mi ha aperto gli occhi, la mente e il cuore e quando Lui ritorna a parlare per me è sempre una scoperta, una sorpresa, un'avventura da non dimenticare.

C'è un passo che mi viene in mente sempre quando penso a quello che provavo le prime vole e ancora provo, grazie a Dio "Non sentivamo come ardeva il nostro cuore" sentendolo parlare? Era così e quel cuore inquieto che dice Agostino, riposa in te, in quella gioia, e non per dormire, ma per ripartire e per cambiare il mondo.

Un giorno a messa, qualche anno fa, dopo tutta questa storia, sento il Vangelo: narrava dell'obolo della vedova. Alla fine sono andato dal sacerdote, senza pudore e gli ho detto: questo è quello che ho e che so fare. Se avete bisogno di me.

E al primo ritiro mi viene assegnata una solo preghiera (Matteo). La Volpe ha una tana dove riposare, gli uccelli il loro nido; il Figlio dell'Uomo invece non ha neanche dove posare il capo. L'ho fatta rileggere al mio vecchio parroco a Roma, questa prima preghiera che mi ha assegnato in Chiesa. Da allora mi sembra che sia andata proprio così. Ma vuoi mettere quanto è più bella ora la mia vita!

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti