Ci sarebbe anche il rischio dell'inflazionamento - è verissimo - ma visto che questa paura non riguarda in alcun modo quello delle cattive notizie e del nulla, che una volta tanto l'inflazionamento riguardi la memoria dei Giusti non può spaventarci più di tanto.
Preoccupa invece un po' più di tanto i fondatori del Giardino dei Giusti dello Yad Vashem ebraico, i benemeriti della Shoah tra i quali ci sono anche centinaia di italiani che si distinsero nella difesa degli Ebrei perseguitati dal nazi-fascismo, questa iniziativa del Giorno dei Giusti programmata per il 6 marzo dalle Nazioni Unite. Anche questa volta si procede dedicando un giardino alla memoria di chi si è distinto per aver ben operato a difesa dei più deboli.
Il Giardino Gariwo (Gardens of the Righteous Worldwide) sorgerà non solo in una singola località ma sarà un luogo simbolico presente in diverse città del pianeta accomunate da questa volontà di non abbadonare all'oltraggio della memoria chi si è ben speso.
In Italia si comincia da Milano, con altri eventi a Brescia e Cesena, tra gli altri, ma anche altrove, tra Polonia e Repubblica Ceca si farà altrettando, con quella volontà di recupero della gistizia che si espressa analogamente anche altrove in questi ultimi anni, laddove, di fronte al genocidio, si è voluto ricordare simbolicamente e materialmente e le vittime e coloro che hanno cercato di opporsi a questa deriva (dal muro di Erevan, per gli Armeni, alle vittime dei Gulag a San Pietroburgo).
Dicevo del rischio della banalizzazione... In realtà - come è stato osservato - il concetto di "Giusto" è tipicamente ebraico e fa esplicito riferimento alla vicenda tragica della Shoah per cui questa iniziativa altro non è che una estensione del termine e della sua applicazione ma, detto che questa non sembra essere in alcun luogo indebita dal punto di vista morale, va anche aggiunto che un compito determinante della comunità civile, da sempre, è quello di mantenere vivo il ricordo di chi si fosse speso per il bene comune, oltre ogni particolarismo.
Ne sono tesimonianza in tal senso tutte le opere monumentali e statuarie che da sempre sono finalizzate a ricordare i grandi di una nazione (e qui tra l'altro parliamo di un bene che è ancora più grande, perchè supera i confini del puro bene nazionale affacciandosi l'idea del benefattore dell'umanità).
Certo, se è di genocidi e di proporzioni relative a questi che dobbiamo parlare, allora è ovvio che nulla ritengo sia paragonabile alla Shoah, tanto che se costituisce il massimo della beluinità, esso determina anche il massimo dell'eroismo. Ma di genocidi studiati il mondo in ogni caso ha bisogno che faccia memoria sotto ogni latitudine: quello dei gulag, dei paesi sovietici, degli armeni, del Ruanda, della Bosnia... Nessuna di queste vicende va dimenticata e ciascuna di queste ha i suoi martiri: che tutti vanno ricordati. Ovviamente, perchè come in un buon giardino, i loro semi portino frutti.
Per una strana consonanza infine con la Liturgia di oggi, vi segnalo, il passo del Vangelo, del ricco e del lebbroso Lazzaro. Al termine della loro vita, al ricco viene imputato dal padre Abramo la sua totale mancanza di pietà per quel povero che giaceva davanti alla sua porta. Chi soccorre ha sempre il diritto di essere considerato un giusto. Chi soffre ne ricorderà per sempre il nome e il profumo.