Chiedere per ottenere, perchè ci sarà dato; bussare, per farci aprire... E' quanto viene ricordato nel Vangelo di questa mattina, uno di quei passi che conoscono o credono di conoscere tutti, quasi che in esso si dicesse "chiedete con insistenza, fate le non-stop di preghiera, le veglie ed i digiuni e avrete quel che desiderate".
Il fatto è che non solo chiedere è fondamentale, certo, ma nondimento importante è l'oggetto del chiedere ed il cuore con cui si fa. Non si può chiedere tutto e non si può chiedere solo per sè, direi: la preghiera mi sembra di capire che è sempre un chiedere per un bene comune, perchè quel bene si rifletta sulla nostra famiglia, sulla nostra comunità, sulla Chiesa, forse sul mondo intero.
Eppure - mi sembra di cogliere - il nostro bene non è bene nella misura in cui è più direttamente universale (allora sarebbe bene chiedere da parte di tutti di lavorare per gli ultimi del mondo, di vivere in terre lontane e di nuova evangelizzazione, per vincere colà divisioni malattie guerre e morte senza che nessuno poi dovesse restare qui, a a casa propria, a fare un altro lavoro, ad accudire i propri familiari, a prendersi cura della pulizia delle città, dei timbri postali e così via). Mi viene sempre ricordato a questo proposito che la patrona della Missioni è Santa Teresa del Bambino Gesù, una piccola santa di clausura. Cosa c'entra con tutto il male del mondo e tutto quel che ci sarebbe da fare per esso? C'entra forse col cuore, con l'attenzione e - guarda caso - con la preghiera; per cui chiedere non solo non è chiedere per sè (nessun rischio di autocompiacimento dunque e nessuna gratificazione diretta e realizzazione apparente), ma chiedere diventa la propria vocazione, direi la propria missione, per gli altri.
Ci pensavo difatti stamane perchè al fondo della mia preghiera come di quella di tutti o quasi c'è la sola domanda di fare "quel che è giusto per me", ciò che va bene per me, senza mai chiedermi cosa di giusto per me è giustizia per gli altri. La giustizia di Cristo per noi fu la sua morte, per dire; talora si può morire e si muore alla propria sete di realizzazione - almeno immediata - perchè la giustizia di Dio si compia in noi e noi compiamo la Sua Volontà che è quella di salvare un popolo intero piuttosto che di soddisfare la nostra vanità.
Mi sono reso conto che forse dovrei imparare a dire "fammi capire - questo ti chiedo - cosa sia giusto per coloro che ci sono affidati: familiari etc", sapendo bene che questo cerchio di attenzione al bene comune coinvolge tutti cosicchè la preghiera di chiunque deve essere sempre una preghiera perchè ciò che non mi è chiaro e non è esattamente una risposta al mio bisogno personale e immediato, talora, egoistico, si compia come volontà del Padre (sia fatta la tua volontà) che è sempre quella di farci essere una risorsa per l'umanità.
Confondere l'essere risorsa con il sentirsi utile è stato un altro mio errore. Sono stato ospite in un Monastero Cistercense e poi in un Convento di Francescani per qualche tempo ed ho sempre creduto che l'utilità della mia missione coincidesse con l'operatività visibile e quindi la soddisfazione che provavo nel fare le cose. Non è sempre così.
A ciascuno di noi potrebbe esser chiesto di fare la vita da casalinga, di accudire un anziano, di essere un malato, di vivere da cistercense, come un contadino che in più prega e si occupa della liturgia. Il nostro mondo utlitaristico che ritiene che valga solo ciò che produce in modo visibile ed evidente, subito, ci ha reso incapaci di capire che invece ci può essere chiesto altro, ad esempio di vivere una vita nascosta, in un microcosmo di cui dobbiamo prenderci cura, perchè la cura delle piccole cose non ci chiuda peraltro su noi stessi ma ci apra invece al contrario il cuore a osservare e a sostenere con la nostra preghiera e con l'umile e pacifica accettazione lieta del nostro ruolo tutte le grandi imprese e sfide dell'uomo, di cui la più grande è quel coraggio di pronunciare "Fiat", come Maria, sia fatta la tua volontà.
Basta quel "fiat", sia davanti al bene, sia davanti al male, a dare una svolta diversa a tutta la nostra vita. Da un fiat dipende la salvezza della nostra vita e del mondo che ci è affidato. E'ancora Dante a far dire a un suo personaggio, Piccarda Donati, "e in sua voluntade è nostra pace".