Questo blog e non solo esso, mi sta facendo capire un altro aspetto della fede e della comunicazione: l'immediatezza e la semplicità. Sì, è vero, io tendo senza meno alla complicazione e alla razionalizzazione, per cui questa via della immediatezza non sempre mi è così congeniale. Ma forse a chi ascolta occorre la conclusione piuttosto che non l'elaborazione, per quanto il working progress possa essere stimolante.
Questo per dire che anche stamane mi voglio fermare su una sola considerazione: quella che si basa sulla speranza di poter essere cambiati e guariti, anche dalle proprie complicazioni, in ogni momento: anche in giorno di sabato o dopo 38 anni di paralisi, come nel Vangelo di Giovanni di oggi. "Prenditi la tua barella e va'...". Cioè mettiti il tuo bel peso sotto il braccio (ognuno ha il suo), ma per carità, muoviti da questa situazione di immobilità.
Te lo dice sempre qualcun altro tutto ciò, c'è sempre chi deve scuoterti ad un tratto perché la tua vita dall'esterno appare per quel che è: una non vita, un'abitudine.
La novità è il segno della vita, come la fissità lo è quello della morte, la rigidità: lasciati smuovere e spostare, mettiti alla ricerca, in movimento, fa' nuove le tue abitudini i tuoi ritmi, come già ieri mi veniva da dire.
Spesso è proprio questo che scandalizza gli ipocriti ed i benpensanti. "Ma come? Era morto e non dava fastidio ed eccolo qua, ora, quando ormai è sabato, cioè quando sarebbe vietato cambiare, che vuole mettere a soqquadro il mondo?"
La morte è più comoda per tutti; sei trasportabile, ti si può passare addosso; non reclami, non reagisci, non pensi. E' esattamente così che facciamo comodo, perché siamo addomesticabili e manovrabili: perché in fondo non richiediamo neppure ad altri di doversi spostare dalle proprie abitudini e dai propri giudizi.
Da questo punto di vista l'incontro con Gesù e con il suo modo di vivere, la sua promessa globale, è uno scossone, uno shock rispetto alle nostre barelle e guai a ridurre lui stesso alla barella su cui adagiarci.
Ieri sera dopo anni ho incontrato persone conosciute durante i miei scarsi contatti con un movimento ecclesiale che poi ho perso di vista. Mi ricordo che il suo illuminato fondatore spesso diceva "Vi auguro di non essere mai tranquilli", cioè mai in barella. C'è un modo migliore per vivere?
Ho molto amato un film crepuscolare intitolato "Sul lago dorato", ma era pieno di tristezza...