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Le masse georgiche che non esistono più

Pubblicato da enzo cilento su 12 Marzo 2013, 10:50am

Sono rimasto per circa un anno a Milano, un anno fa, città non bellissima per alcuni aspetti, ma piena di slanci e di potenzialità anche intellettuali, per altre. Di tanto in tanto al mattino, me ne andavo al Convento Francescano di S. Antonio, vicino al Cimitero Monumentale e lì avevo trovato un carissimo interlocutore (unico difetto: milanista) con cui trascorrevo del tempo in modo sempre stimolante. Oggi che non sono più a Milano ne sento molto la mancanza.

Sono stato ieri sera ad un incontro tenutosi nell'ambito delle iniziative studiate per celebrare l'anno della Fede. Motivo della serata: "Chi dite che io sia? Alla luce della dottrina dei Padri della Chiesa".

Tra gli aspetti evidenziati la contesa sulla natura di Gesù, spesso considerato non vero uomo o, di contro, meno Dio rispetto al Padre. Facevo peraltro notare intervenendo che queste questioni, benché apparentemente datate, riguardano ancora la riflessione su Gesù nell'immaginario collettivo, e rilevavo come ai nostri giorni Gesù per la stragrande maggioranza sia solo un uomo eccezionale, mentre si trascura praticamente del tutto l'aspetto divino, il mistero, gli aspetti mistagogici ed escatologici dell'Incarnazione.

Solo stamane mi sento muovere l'obiezione peraltro che quello della natura divina di Cristo è un dato di fatto per la gente comune, mentre nella storia è sempre stato difficile far passare proprio la pienezza dell'umanità del Cristo: molti obietterebbero "lui ci riusciva perché era figlio di Dio"...

Detto che entrambe le posizioni possono essere considerate legittime, io dico che quelle masse che molti nella Chiesa ancora vedono come semplici e non interpellate dai mille stimoli esterni, come gli intellettuali tanto detestati in quell'ambito evidentemente, in realtà non esistono più.

Quelle realtà georgiche e bucoliche di gente semplice che crede senza mai un dubbio e senza mai farsi interrogare non ci sono più, perché ci sono giornali, tv, internet: perché oggi a torto o a ragione la gente è meno semplice e più complicata di una volta. Senza contare che oggi chiedere e cercare non solo è da tutti, ma è peraltro ciò che ci viene chiesto proprio nell'ottica di una interlocuzione fattiva e credibile con tutti, con chiunque ci chieda di rendere ragione della speranza che è in noi.

Qui non si tratta di sottovalutare una fede semplice, di sola pancia o solo cuore, ammesso che esista ancora, né di volerla sostituire con una fede solo intellettuale: si tratta di rivendicare la grandezza dell'uomo nella sua interezza, fatto di cuore e di mente, doni entrambi di Dio, che lo rendono simile al suo creatore, e che egli è chiamato ad utilizzare appieno così come Cristo mai ha rinunciato alla sua intelligenza, al suo arbitrio, alla sua libertà.

Senza contare che alla onesta ricerca degli intellettuali è data la stessa accoglienza che è data ai semplici, ognuno con la sua storia, perché Dio si lascia trovare dove vuole e perché oggi più che mai la società è fatta di lontani, Magi, che attraversano il deserto e mille luoghi per trovare quanto hanno cercato ed è stato loro annunciato.

Vorrei dire attenzione a certe letture semplicistiche della realtà: quel mondo là, riposante anche per chi è demandato alla catechesi, non esiste più e se ci fosse sarebbe esposto alle insidie di quei lupi e di quei falsi profeti che bussano alle porte delle case a distribuire volantini, invitano all'agape fraterna della Chiesa separata, si affacciano sugli schermi di video e giornali, sapendo di poter fare man bassa di chi non ha strumenti da opporre a chi li assale.

Poi, certo, c'è l'intervento ed il sostegno dello Spirito Santo: ma anche Lui va aiutato, pregato e sostenuto. Che Dio ci salvi dalla pigrizia. Anche da quella intellettuale!

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