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Non abbiamo capito

Pubblicato da enzo cilento su 30 Marzo 2013, 18:00pm

Leggevo ieri pomeriggio un noto passo del profeta Daniele in cui Dio parla al suo profeta dicendogli più o meno "Ti sono stato sempre vicino e le tue preghiere sono state accolte fin da quando ti sei umiliato di fronte a me sforzandoti di intendere".

Non è vero che capiamo tutto ed è bellissimo, onestissimo dire che "non abbiamo capito", che "ci sforziamo di capire"; Signore, mi piego davanti a te, fammi capire! Esattamente il contrario di quanto siamo abituati a fare, dovendo dimostrare a tutti che tutto ci è chiaro. No, non tutto ci è chiaro e la fede chiede questa umiltà realistica: questo mi è difficile, questo non lo capisco.

E' accogliere Dio come domanda che ci instrada non sulla completa Rivelazione ma sulla via che ci conduce alla prima verità che vale per ogni uomo: che non tutto ci è comprensibile. E che quella illuminazione, quella di non capire, è la prima di una serie, perché solo chi ammette di non capire ha capito la prima cosa di sé e si immette sulla strada delle comprensioni successive. E Dio, profondo come l'acqua degli oceani incontenibile nelle buche scavate sulla sabbia (l'immagine è delle Confessioni di S. Agostino), non finirà mai di farci sentire desiderosi di capire quello che ancora non capiamo perché mai tutto capiamo, in effetti, ma solo piccoli pezzi, tutti a partire dalla consapevolezza che c'è qualcosa che ancora non abbiamo compreso.

Non capisco certi incontri che faccio e quindi non ne riconosco l'importanza; non capisco il dolore, il perché della convivenza con certe persone, in una certa epoca, in questa dimensione; la sofferenza, la malattia, il genio dell'uomo, la bellezza del creato: non capisco fino in fondo un Dio che si fa Uomo e muore e che poi risorge. Non capisco una Vergine che porta in grembo il suo signore; non capisco come in quel pezzo di pane e in quel sorso di vino Egli si faccia presente. Non capisco nulla eppure capisco tutto nel momento in cui mi rendo conto che l'incomprensibile, per ogni uomo, è molto più di quanto può comprendere. Neppure un genio contiene tutto lo scibile che pure è solo umano.

Ma quello che non si vede, che non capiamo e non sentiamo non è inesistente e neppure senza ragione e senso: semplicemente va al di là dei nostri sensi, della nostra vita terrena (quanti fatti della storia di ciascuno non ci sono ignoti?); oltre la nostra memoria, la nostra vista, il nostro olfatto, il nostro tatto.

Quel Dio che per alcuni è ignoto ed è un enigma resta comunque un po' absconditus (nascosto): resta comunque mistero nella sua profondità, così come quindi accogliere il mistero significa accogliere Dio.

Ma Dio, che conosce il nostro limite, parla e si rivela in formule e parole umane, in forma e carne umana, diventa uomo, Gesù Cristo, misteriosamente Dio e uomo, per rendere Dio più vicino a noi e noi più che mai simili a Lui.

Parlando con le nostre parole, camminando, sudando, soffrendo, mangiando. Già! Proprio mangiando, come noi, a tavola, e così facendosi riconoscere dai suoi dopo essere risorto.

Non crediate di aver capito così come io non ho capito appieno: Egli rimane un grande mistero che si fa uomo e che ci interpella dicendoci di averci accolto da sempre, fin dal momento in cui abbiamo cominciato a dire "forse non ho capito. Perché non mi aiuti a capire?"

Vorrei davvero che questa fosse la nostra prima Resurrezione: quella degli umili a cui davvero appartiene il regno dei cieli. Umili e poveri in spirito. Per chi è questa parabola? chiede spesso Pietro al Maestro. Proprio perché sa bene che non tutto gli è chiaro se non di dover domandare.

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