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La Pasqua del derelitto

Pubblicato da enzo cilento su 31 Marzo 2013, 05:18am

Dieci minuti per dire che c'è Buona Pasqua anche dove si fa fatica a rimuovere la pietra del sepolcro: è lecito; dove sembra di sentire un odore di un corpo corrotto: si muore; anche nelle viscere delle Fosse Ardeatine, dove i corpi erano affastellati l'uno sull'altro e c'era solo disperazione e morte violenta, obbrobrio e tristezza, corpi sfigurati; persino nei lazzaretti della nostra memoria e nell'ossario della nostra coscienza. Purchè ci sia volontà di fare pulizia, costi quel che costi e con tutta l'imperfezione di questo mondo, magari lasciando anche qualche detrito, una lapide: a futura memoria.

Abbasso il buonismo! Voglio sì portarli via questi morti da qui, dai miei ricordi, tutti i torti subiti e fatti, le incomprensioni, le persone uccise dal nostro pregiudizio e dalla nostra lingua che sempre ne uccide più che la spada e che la bomba di Hiroshima; da questo cimitero ungarettiano, un cuore pieno di croci: ci fossero almeno quelle. Perché a volte neppure quelle: è solo deserto desolazione e profanazione della nostra sacralità.

Come nella notte di Natale, però, è solo agli uomini di buona volontà e a quelli stanchi e oppressi e derelitti, a quelli che una volontà neppure ce l'hanno più, non in grado di esprimersi e combattere; a chiunque abbia in mente e in cuore di liberare quel campo di combattimento pieno di vittime, che è rivolto il messaggio di una vita nuova.

La battaglia c'è stata, lo sterminio e la devastazione pure, l'odio tra le genti, come in Jugoslavia e chissà dove ancora: la guerra uno se la porta dentro e non si può dimenticare: forse neanche si deve e non ci è chiesto nemmeno: il tradimento c'è stato e con esso la via della croce e poi la notte e il sepolcro. Chi può negarlo e chi può dimenticarlo?

Ma vogliamo ripartire da quella memoria dolente, come le madri e le nonne di piazza de Mayo, quelle a cui un corpo neppure è stato mai più dato. Vogliamo ripartire confidando nella giustizia, quella di Dio oltre che quella umana, confidando che la prima condanna sia il rimorso e poi addirittura, se ne fossimo capaci noi se non Dio, il perdono.

Perché ogni lacrima è vero viene asciugata e non dall'odio (con esso si seccano solo le lacrime), ma dal conforto di una memoria rispettata. Mi avete tolto la mia vita, mio figlio, il fiore della mia giovinezza. Ed io vivo per lui, perché gli sia resa giustizia, non si chiama propriamente vendetta.

Sono qui a sfilare, risorto, a dire che nemmeno la morte che proviamo a dare è più forte del ricordo. Anche se l'oblio di tanti morti sta là a ricordarci che non solo dei nostri morti dobbiamo curare la memoria ma di ogni derelitto mandato sulla croce.

Buona Pasqua ad ogni derelitto e ad ogni aguzzino. Per tutti il passaggio è doloroso. Anche se il rimorso, a ragione, lo è molto di più.

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